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Un tema fondamentale, in questo ambito, è quello della corretta reputazione sul mercato

            elettronico, elemento imprescindibile per la sopravvivenza delle piattaforme di e-commerce.
                   Un importante accordo in tema di tutela del Diritto d’Autore è stato stipulato nel giugno

            2014 tra a IAB (Interactive Advertising Bureau), associazione per la raccolta pubblicitaria sulla Rete,

            la  FAPAV  (Federazione  per  la  tutela  dei  contenuti  audiovisivi  e  multimediali)  e  la  FPM

            (Federazione contro la pirateria musicale e  multimediale), per regolamentare le modalità  di
            spontanea  rimozione  di contenuti  pubblicitari individuati in siti pirata. Con questo

            Memorandum d’intesa si è potuto evitare un duplice danno: l’inganno del consumatore, da un

            lato, e il danneggiamento delle aziende pubblicitarie dall’altro, poiché la loro immagine viene

            associata a siti che avallano pratiche illecite. Nel Memorandum of Understanding, come target sono
            indicati i siti dedicati a distribuire, anche a mezzo di catalogazione e/o indicizzazione, contenuti

            in violazione del Diritto d’Autore.

                   Allo stesso modo, nel Regno Unito nel 2014 è stato costituito il Digital Trading Standards
            Group, di cui fanno parte vari soggetti del mondo pubblicitario, che si servono della Infringing

            Website List - una black list di siti in cui avvengono violazioni - per non effettuarvi inserzioni. La

            Infringing Website List contiene oltre 1200 siti web, ed è controllata dalla Police Intellectual Property

            Crime Unit, un reparto specializzato della Polizia della Città  di Londra, fondato dall’UK

            Government Intellectual Property Office.
                   La tecnica della black list è stata applicata anche in Francia, dove è stato siglato  un

            accordo analogo a quello italiano tra Governo e aziende pubblicitarie.

                   Il coinvolgimento delle aziende  pubblicitarie  è fondamentale nel  settore  del  copyright,
            perché come è stato sottolineato in precedenza, la gran parte dei proventi nelle fattispecie di

            illeciti che violano il Diritto d’Autore è dato proprio dalla pubblicità. Spesso gli inserzionisti

            non  sono  neppure a conoscenza di  dove  sia effettivamente  ospitata la pubblicità

            commissionata, poiché i banner che vengono inseriti sulle pagine web sono gestiti in maniera
            automatizzata.  Tali  soggetti  comprano la  pubblicità in  pacchetti rapportati al  numero di

            visitatori delle pagine; qualora l’assegnazione sia fatta da un software in modo automatico nulla

            vieterà la collocazione del banner su un sito ad alto tasso di visitatori ma che magari ospita

            contenuti illeciti. Da qui nasce, quindi, la necessità di costituire le black list di cui si è trattato in
            precedenza.

                   Un’altra iniziativa da ricordare è Carta Italia, sottoscritta il 14 luglio 2015 dal Ministero

            dello Sviluppo Economico, dal consorzio del commercio elettronico italiano - NETCOMM, a

            cui aderiscono aziende, service provider e servizi bancari - e INDICAM. Carta Italia prevede lo



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