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e un incremento fino al dieci per cento del volume di visite sui rispettivi siti legali .
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            4.2.1 L’oscuramento dei siti da un punto di vista tecnico

                   I metodi principali per bloccare un sito web sono tre, e possono riguardare l’indirizzo

            IP, il nome a dominio - DNS -, o l’URL. È opportuno ricordare, innanzitutto, che tali metodi

            possono essere in ogni caso scavalcati, e che il fine ultimo dell’oscuramento dei siti web non è
            eliminare la pirateria digitale, ma cambiare il comportamento dei consumatori, rendendo le

            fonti legali più appetibili e quelle illegali più macchinose .
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                   Un primo sistema di oscuramento riguarda l’indirizzo IP, o Internet Protocol, un numero

            simile ad un indirizzo  o un numero di  telefono che ogni computer possiede. Quando  un
            computer si connette ad Internet, ogni pacchetto di dati inviato o ricevuto mantiene questo

            indirizzo, e allo stesso modo lo mantiene ogni destinazione sulla rete. Gli Internet Service Provider,

            che agiscono  come intermediari, possono modificare le loro impostazioni di sistema  per
            rigettare le richieste degli utenti di accedere ai siti il cui indirizzo IP è bloccato. Ci sono diversi

            modi di aggirare il blocco degli indirizzi IP, ma sono complicati, e spesso gli utenti non hanno

            le competenze, né la motivazione, per porli in essere. Uno svantaggio di questa procedura è che

            l’indirizzo IP può essere agevolmente modificato, e che il blocco potrebbe intaccare siti web

            senza alcuna colpa, poiché un singolo indirizzo IP potrebbe ospitare più siti web .
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                   Un secondo sistema va a bloccare il nome a dominio, o DNS, di cui si è trattato al cap.

            3. Questo blocco ha come obiettivo il processo che converte il nome a dominio nel

            corrispondente indirizzo IP, che è poi usato per comunicare con altri server. In questo modo,
            nel momento in cui un utente chiede di accedere ad un particolare sito web, il server DNS

            riconosce il dominio come bloccato, e quindi non permette la traduzione del nome a dominio,

            come www.abc.it, nel rispettivo indirizzo IP, reindirizzando l’utente su un’altra pagina. Anche

            in questo caso le critiche alla procedura sono basate sui cosiddetti danni collaterali, poiché,
            anche in questo caso, un singolo nome a dominio può ospitare diverse estensioni di un sito

            web .
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            112   Cfr. DANAHER, SMITH, TELANG, Website Blocking Revisited: The Effect of the UK November 2014.
            113   Cfr. CORY, How website blocking is curbing digital piracy without breaking the internet.
            114   Cfr. EDELMAN, Web Sites Sharing IP Addresses: Prevalence and Significance, Berkman Center for Berkman Center
               for 
Internet and Society, Harvard Law School.
            115   Cfr.  INTERNET  SOCIETY,  Internet Society Perspectives on Domain Name System (DNS) Filtering, su  INTERNET 

               SOCIETY, del 30 maggio 2012.




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