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la Proprietà Industriale e al copyright, ma prevedono anche l’impegno delle piattaforme a fornire
gli strumenti atti a proteggere questi diritti. Qualora Facebook o Instagram ricevano una
segnalazione relativa ad una violazione di questi diritti, la stessa viene immediatamente
analizzata da team operanti ventiquattr’ore al giorno in tutto il mondo, e, in caso di ripetute
violazioni da parte dello stesso account, questo viene disattivato.
4.2 L’oscuramento dei siti
Se da un punto di vista privatistico la rimozione sistematica dei contenuti da parte dei
provider può soddisfare i titolari dei diritti, la modalità d’azione più comune con l’intervento dei
poteri pubblici è l’oscuramento dei siti illegali. Ciò può avvenire in sede giurisdizionale, attivata
d’ufficio, attraverso sequestri disposti dall’autorità giudiziaria, o in sede amministrativa, attivata
su istanza, da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - autorità Antitrust -
per quanto riguarda i beni oggetto di diritti di Proprietà Industriale, e dall’Autorità per le
comunicazioni per i beni oggetto di copyright.
Anche questa procedura, tuttavia, presenta dei limiti, sia per la possibilità che i titolari dei
siti hanno di reindirizzare gli utenti a nuove pagine, sia per la difficile armonizzazione tra
l’ordinamento interno e gli ordinamenti esteri nell’ambito di questa materia. La contraffazione
online, infatti, è qualcosa di naturalmente sovranazionale, e la mancanza di una convenzione in
materia, di politiche di coordinamento, di omogeneità di sanzioni, costituisce un problema di
grande rilevanza.
Per quanto riguarda la procedura di oscuramento in sede giurisdizionale, per contrastare
la facile reiterazione delle condotte illecite, la Procura di Milano ha elaborato una sorta di best
practice, che consiste nell’emissione di decreti di oscuramento e sequestro in bianco, qualora i
decreti originari siano stati confermati in sede di riesame. Il decreto è in bianco poiché contiene
l’estensione ad altri siti aperti successivamente al primo già oscurato, tramite metodi di
reindirizzamento, senza necessità di altri provvedimenti giudiziari. Per ovviare alla riapertura dei
siti oscurati, invece, è indispensabile operare il blocco congiunto dell’indirizzo IP con il DNS,
di cui si è precedentemente trattato. Uno studio dell’Università americana Carnegie Mellon del
2016, infatti, ha dimostrato come il blocco dei siti che diffondevano materiale in violazione del
copyright, su un panel di quasi 60mila utenti, ha comportato un calo del novanta per cento di
visite sui siti bloccati, un incremento limitato dell’utilizzo di sistemi di aggiramento dei blocchi,
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