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dall’Estremo Oriente. Il sito più grande e problematico da questo punto di vista è Taobao.com,

            una piattaforma di e-commerce che in Cina detiene pressoché il monopolio del commercio online,
            se così si può definire un operatore che detiene oltre l’80% delle quote di mercato del settore.

                   La piattaforma Taobao fa parte del gruppo Alibaba, attivo dal 1999 nella gestione del

            commercio elettronico cinese nel ramo Business to Business, ed è stata lanciata nel 2003, con

            l’intento di estendere i propri servizi anche all’area Business to Consumer. Attualmente Taobao
            ha due articolazioni; Tmall ed eTao, dove il primo è una piattaforma che ospita i negozi ufficiali

            di una serie di marchi, e il secondo è una sorta di motore di ricerca che indirizza i consumatori

            verso i le offerte più convenienti tra quelle presenti in rete.

                   Nonostante l’eccezionale sviluppo, però, Taobao si rivolge unicamente ai consumatori
            cinesi  125  , caratteristica preservata dall’interfaccia  esclusivamente cinese del sito, e

            dall’impossibilità di effettuare spedizioni esterne alla Repubblica Popolare o ad Hong Kong.

                   Questo colosso informatico, però, è stato tristemente noto per la scarsa tutela dei diritti
            di Proprietà Industriale ed intellettuale, e ha occupato, fino al 2012, un posto nella Notorious

            Markets List, un rapporto annuale della United States Trade Representative. Una serie di sforzi tesi a

            garantire maggiore tutela in materia, avevano consentito a Taobao di uscire dalla lista nel 2012;

            nel 2016, però, la piattaforma vi ha fatto nuovamente ingresso. La decisione americana di

            rimuovere Taobao dalla lista, era stata supportata da misure seriamente tese al contrasto del
            fenomeno, tra cui l’istituzione di un Dipartimento per la Sicurezza  delle Informazioni, ISD,

            ovvero un sistema di regole che puniva la vendita di beni contraffatti, e la creazione di una serie

            di misure che permetteva ai right holders di inoltrare reclami; ciò derivava sia spontaneamente
            dalla piattaforma, sia da pressioni del governo cinese . L’ISD di Taobao è suddiviso in tre
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            ramificazioni, che si occupano rispettivamente di reclami, risoluzione delle dispute e protezione

            dei marchi e controllo di qualità dei prodotti. Altre misure riguardavano la semplicità con cui un

            utente poteva inoltrare un reclamo, e la semplificazione dell’individuazione dei beni contraffatti

            da parte degli utenti.
                   In particolare, nel 2011 è stato inserito un  sistema di  misurazione dell’affidabilità dei

            venditori che attribuisce un  punteggio correlato alla  tipologia di infrazione commessa  dal

            venditore; al raggiungimento di un determinato punteggio verranno poi applicate delle sanzioni.
                   In tema di contraffazione, ad esempio, i punteggi sono i seguenti: tentata vendita di beni




            125   Ciò è parzialmente esatto, poiché una minima percentuale di acquirenti esteri è presente e proviene dagli Stati
               Uniti. Tuttavia essa nel 2012 rappresentava esclusivamente l’1,57% dell’intero volume di affari.
            126   Nel 2011 il governo di Pechino ha emanato una Circolare per la prosecuzione della repressione della vendita di prodotti
               contraffatti e di bassa qualità e della violazione dei diritti di Proprietà Intellettuale nel settore del commercio online.


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