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Distrettuale della California per contraffazione di marchio (trademark infringement) e concorrenza
sleale (unfair trade practice).
Ticketmaster accusava Microsoft di avere, senza autorizzazione, inserito nel suo
sito web Sidewalk, contenente informazioni sugli intrattenimenti della città di Seattle,
un deep link che trasferiva i visitatori direttamente alla pagina interna del sito della Ticketmaster
ove era possibile acquistare i biglietti relativi a tali intrattenimenti. Ticketmaster denunciava, in
particolare, il fatto che in questo modo gli utenti non visitassero la pagina iniziale del suo sito,
con conseguente riduzione delle opportunità di farsi conoscere dal mercato e di sviluppare
l’attività commerciale, mediante la pubblicità inserita nei banner della home page .
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3.6 Tutele
La tutela dei nomi a dominio, più che in campo giurisdizionale, trova soddisfazione in
procedure alternative, sia in ambito nazionale che in ambito internazionale. In particolare, è
degna di nota l’evoluzione della tutela in caso di cybersquatting, che va distinta in due fasi. Fino
agli anni 2000, infatti, la scarsa diffusione di procedure di arbitrato alternativo consentiva ai
cybersquatters di guadagnare cifre notevoli dalla loro attività illecita, in quanto i titolari di nomi a
dominio sovente preferivano pagare loro cifre anche elevate, piuttosto che imbattersi in
procedure di tipo giurisdizionale. Nel 2000, finalmente, l’ICANN, che si ricorda essere l’Internet
Corporation for Assigned Names and Numbers, ha emanato una procedura MAP (Mandatory
arbitration proceedings, procedura arbitrale obbligatoria) per i nomi a dominio con TLD .com, che
ha durata piuttosto breve e costi ragionevoli . Il titolare del marchio, in questa procedura,
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deve provare tre condizioni: di essere il titolare di un marchio, registrato o di fatto, che il
cybersquatter non detiene alcun tipo di diritto sul marchio, e che lo stesso sia in malafede. Il
titolare ha l’onere di provare la contemporanea sussistenza di tutte e tre le condizioni, mentre il
presunto squatter può difendersi dall’arbitrato resistendo anche a solo uno dei presupposti. Una
volta depositato il ricorso, il titolare del nome a dominio può replicare; segue immediatamente
la decisione, senza condanne ai danni o alle spese, e neppure possibilità di appello agli arbitri,
salvo il diritto della parte soccombente di rivolgersi ad un tribunale ordinario.
99 Cfr. MEANI Sito internet contraffattore ed uso distorto del linking, del framing, del crawling e dei meta tag.
100 Cfr. VITRÒ, Domain Names: dal cybersquatting alla contraffazione online, Vicalvi (FR), 2015.
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