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La contraffazione, dunque, spesso consistente nella falsa indicazione del Made in Italy,
può essere legalmente sanzionabile . Stessa cosa non si può dire per i prodotti che rientrano
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nel cosiddetto fenomeno dell’Italian sounding. I prodotti Italian sounding comprendono tutti quei
prodotti che fanno riferimento all’Italia all’estero, sia quelli originali, che quelli ingannevoli,
ovvero quelli che fanno pensare ad un’erronea provenienza . Il fenomeno si basa sulla capacità
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di proporre al consumatore un prodotto che, indipendente dalla qualità, dal gusto e dal luogo di
origine, sia associato ad un elemento commerciale tipicamente italiano. Un esempio può essere
il nome molto simile a quello del prodotto italiano, come il parmesan - tra i casi più conosciuti -,
o l’etichetta o il packaging che per assonanze cromatiche evochino nel consumatore un richiamo
più o meno esplicito alla tradizione italiana . Le categorie più colpite sono formaggi, in
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particolare quelli tipici, pasta, sughi per pasta, pomodori pelati e conserve di pomodori, olio
d’oliva, aceti, salumi e affettati, vino, aceto balsamico, pizze surgelate e altro.
I Paesi protagonisti del fenomeno Italian sounding tendono a presentare il fenomeno
come adattamento alle preferenze e alle abitudini alimentari dei consumatori locali; le
dinamiche culinarie e psicologiche innescate dal fenomeno spingono il consumatore a preferire
il prodotto Italian sounding rispetto all’autentico, in quanto il gusto è più simile a quello in cui il
soggetto è abituato .
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Tuttavia, c’è poco di folkloristico in tutto ciò, poiché le conseguenze economiche sono
deleterie. Il fenomeno può avvalersi dell’esperienza produttiva di emigranti italiani, e costituisce
una delle principali cause della scarsa incidenza dell’export italiano sul fatturato; in questo
modo, infatti, aziende locali acquistano un immeritato vantaggio competitivo, con costi di
produzione più bassi. La contraffazione e la falsificazione dei prodotti Made in Italy costano
all’Italia circa 300mila posti di lavoro, che si potrebbero creare contrastando il fenomeno in
maniera decisa . Ma non è tutto. Dal punto di vista delle imprese, infatti, la contraffazione
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svilisce anche la funzione tipica del marchio, ovvero la riconoscibilità di un prodotto da parte
del consumatore, provocando, oltre alla perdita di opportunità economiche e occupazionali,
anche danno all’immagine dei prodotti nazionali .
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35 Cfr. SANGIORGIO, La tutela del “made in Italy” in due recenti sentenze della cassazione: tra illecito penale e sanzione
amministrativa, in RIVISTA DI DIRITTO INDUSTRIALE, fasc. 3, 2015, pag. 186; MASSIMO, L’”export” agroalimentare
dei prodotti “Made in Italy”, su AGRICOLTURA n. 5 del 2015.
36 DONA, La spesa alimentare tra sicurezza, qualità e convenienza. Atti del Premio Vincenzo Dona, voce dei consumatori
2009, Milano, 2010.
37 Cfr. BELFANTI, Contraffazione e cambiamento economico: Marche, imprese, consumatori, Milano, 2013.
38 Cfr. AA. VV. Agromafie, 3° Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia, Bologna, 2015.
39 Cfr. MAGAGNOLI, Italian sounding e contraffazione nell’agroalimentare, Camera di Commercio di Parma, 2012.
40 AA. VV., Agromafie, 3° Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia, Bologna, 2015.
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