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Laden, e ai suoi seguaci. Nel  corso  del conflitto armato centinaia di persone, ritenute

            direttamente o indirettamente coinvolte  nel  network  internazionale del terrore, sono fatte
            prigioniere dalle forze statunitensi e trattenute nei carceri militari in Afghanistan, per poi essere

            trasferite nella base navale di Guantanamo, dove anni prima venivano ospitati i rifugiati cubani

            e haitiani.

                  Gli Stati Uniti non  hanno mai comunicato l’identità dei  soggetti catturati e, fin dal
            momento dell’arresto, i prigionieri sono stati sottoposti a ripetuti interrogatori in assenza di

            garanti legali; non è stato loro concesso alcun contatto con i familiari e nessuno ha avuto

            l’opportunità di usufruire di consulenza legale. L’importanza strategica della base militare di

            Guantanamo fa  si che  l’accesso sia  precluso ai civili non autorizzati  e solo alcuni  giornalisti
            hanno potuto visitare la base, a condizione di rispettare il tassativo divieto  di  tenere  alcun

            contatto con i prigionieri. Il Governo statunitense ha creato a  Guantanamo  quello che un

            tribunale britannico ha definito “a legal black hole”: dato che i detenuti non hanno avuto modo di
            affrontare un regolare procedimento giudiziario nell’ambito del quale impostare una difesa ad

            accuse, che spesso non sono state formulate chiaramente.

                  È  in ragione della situazione straordinaria dettata dall’emergenza terrorismo, che il

            Congresso emette la Joint Resolution n. 23 con la quale autorizza il Presidente «to use all necessary

            and appropriate force against those  nations, organizations  or persons he determined planned, authorized
            committed, or aided the terrorists attacks  on September 11, 2001 ». L’Esecutivo è messo così in
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            condizione di poter gestire nel  migliore modo possibile lo stato di emergenza, che viene

            dichiarato con la  Declaration of National Emergency by Reason of certain terrorist Attacks   e che
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            comporta,  tra le  tante  misure straordinarie  previste  a  tutela  della sicurezza  nazionale,  la

            possibilità  di agire  in  deroga  all’ordinario  apparato  di  garanzie  giurisdizionali.  L’Esecutivo

            statunitense assume così anche l’autorità di determinare unilateralmente lo status degli individui

            arrestati, senza che a tal fine sia interpellato un tribunale. Questo comporta che, nonostante i

            prigionieri siano accusati di aver violato norme di diritto internazionale, non necessariamente a
            essi verranno applicate le disposizioni previste dalla Convenzione di Ginevra del 1949: le quali,

            sostiene il Governo, riguardano  solo i prigionieri di guerra. L’Esecutivo nega l’applicazione

            della Convenzione di Ginevra ai detenuti di Guantanamo, perché afferma che al momento della
            cattura essi non indossassero uniformi o segni di appartenenza a uno Stato belligerante e perciò


            131   Authorization for the Use  of Military Force, S.  J. Resolution 23 , 107th Congress, Statue 224, 2001; questa
               Resolution si basa sulla section 5(b) della War Power Resolution, 5 novembre 1973, disponibile sul sito Internet:
               www.yale.edu/lawweb/avalon/warpower.htm
            132   Declaration of National Emergency by Reason of certain terrorist Attacks, Proc. 7463, 14 settembre 2001.

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