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convivenza armoniosa e costruttiva tra le diverse comunità religiose, individuare reciproche
progettualità fra cui il contrasto dei fenomeni di radicalismo religioso anche attraverso forme di
collaborazione, la formazione di imam e guide religiose e garantire che i luoghi di preghiera e di culto
mantengano standard decorosi […] e che tali sedi possano essere accessibili a visitatori non musulmani
[…] affinché il sermone del venerdì sia svolto o tradotto in italiano assicurando trasparenza nella
gestione e documentazione dei finanziamenti ricevuti. Il Ministero dell’Interno, in particolare, si è
impegnato a favorire l’organizzazione […] di corsi di formazione per i ministri di culto musulmani e
di ulteriori tavoli interreligiosi […] in modo da offrire anche all’islam italiano uno spazio di confronto
diretto con le Istituzioni locali.
Abbiamo evidenziato la centralità dell’educazione poiché è nelle scuole che si gioca
l’affiliazione delle seconde generazioni, ovvero dei nati in Italia da genitori immigrati. La
seconda generazione sta crescendo ora in Italia e su questa bisogna investire in termini di
formazione e, soprattutto, di cultura in modo che impari, mantenendo la religione di
nascita ovvero l’Islam, l’interpretazione corretta, non distorta, non integralista: che sfugga,
in sintesi, a radicalismi e, quindi, a derive radicali violente.
Il coinvolgimento delle famiglie è pure essenziale. La famiglia, infatti, quando
consapevole e presente, è il primo sensore in grado di rilevare l’avvio di un processo di
radicalizzazione. Va esclusa a priori ogni riserva in ordine alla reale affidabilità dei circuiti
familiari che, come emerso in molte circostanze, sono spesso anch’essi vittima delle
situazioni, spesso totalmente sconosciute. L’ascolto delle famiglie, l’individuazione di
adeguate modalità di interlocuzione, di partecipazione, sono importanti per la definizione
di un adeguato processo di de-radicalizzazione che costituisce, ad oggi, la principale e
migliore contromisura al fenomeno, soprattutto perché a lungo termine. L’approccio di
polizia previene manifestazioni nell’immediato ma non ha effetti terapeutici sulle
motivazioni ideologico-religiose. Occorre, quindi, un approccio che tenga conto delle
ragioni sociali che hanno indotto e inducono i giovani ad abbracciare la causa.
In concreto, è necessario individuare processi individualizzati che si basino proprio
su una fiducia, prima che istituzionale, personale con l’operatore sociale -chiunque esso
sia- chiamato ad ascoltare. Anche in tale ambito il nostro Paese vanta una consolidata
esperienza, maturata in circa trent’anni di attività delle associazioni antiracket fra i cui fini
istituzionali, tra l’altro, figurano le campagne educative e di diffusione della cultura della legalità
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