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prodotto una mappatura dei detenuti a rischio avviando un monitoraggio di diversa
intensità, sulla base del livello di pericolosità dei singoli .
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Particolare attenzione si sta dedicando alla sicurezza cibernetica. Il “network del
terrore” con il quale viene indicata la minaccia terroristica, pone drammaticamente in
evidenza quanto, il web costituisca ormai sotto tutti i profili, sia leciti che illeciti, una
dimensione per la quale e sulla quale occorre investire importanti risorse. L’esperienza
investigativa ha dimostrato come il percorso di radicalizzazione sia intrapreso sempre più
frequentemente mediante luoghi di incontro e socializzazione virtuale , divenuti
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fondamentali strumenti di indottrinamento, addestramento, reclutamento e istradamento
di aspiranti combattenti nei teatri di jihad. In tale direzione sono in corso molteplici
iniziative, fra cui un accordo con i principali provider nazionali e internazionali.
A tale esigenza se ne unisce un’altra, meglio nota come human intelligence che si
integra con attività on line, sul web e sui social media, condotta parallelamente sul terreno, on
the ground, sul territorio nazionale e nei teatri operativi all’estero, ove le Forze armate
forniscono una risposta avanzata al fenomeno. Sul territorio nazionale, assume particolare
rilevanza il ruolo della Stazione Carabinieri, principale sensore sul territorio, con il compito di
individuare, anche nelle realtà più isolate, criticità di ogni natura. Le responsabilità di
raccolta informativa dell’Arma ai fini della sicurezza nazionale sono state ribadite
recentemente, all’art. 27 del Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 novembre
2015, n. 5, Disposizioni per la tutela amministrativa del segreto di Stato e delle informazioni classificate
e a diffusione esclusiva, proprio in virtù della sua capillarità sul territorio , che ben si presta a
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59 Relazione del Ministero sull’amministrazione della giustizia, Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2017,
pagg. 562 e segg.: “Da un punto di vista organizzativo preme evidenziare che, negli istituti in cui vi siano segnali di
radicalizzazione, si attiva a livello centrale - ad opera del Nucleo Investigativo Centrale (N.I.C.), che rappresenta
l’amministrazione nell’ambito del C.A.S.A. una procedura di monitoraggio su tre livelli che mira anche a discernere la
legittima pratica religiosa dal fanatismo radicale. Il primo livello, definito monitoraggio, raggruppa i soggetti per reati
connessi al terrorismo internazionale e quelli di particolare interesse per atteggiamenti tendenti a forme di proselitismo,
radicalizzazione e/o di reclutamento. Il secondo livello, cosiddetto attenzionamento, raggruppa i detenuti che all’interno
del penitenziario hanno posto in essere più atteggiamenti che fanno presupporre la loro vicinanza alle ideologie jihadista e
quindi, ad attività di proselitismo e reclutamento. l terzo livello, denominato segnalazione, raggruppa quei detenuti che,
per la genericità delle notizie fornite dall’Istituto, meritano approfondimento per la valutazione successiva di inserimento
nel primo o secondo livello ovvero il mantenimento o l’estromissione dal terzo livello”.
60 Indagini del ROS Carabinieri, “Jweb7” e “Jweb”, condotte rispettivamente nel luglio e novembre 2015.
61 L’UCSe [Ufficio Centrale per la Segretezza, diramazione tecnica del Dipartimento Informazioni per la
Sicurezza, n.d.r.], per l’acquisizione dei necessari elementi di informazione, si avvale delle banche dati cui ha accesso ai
sensi dell’art. 13, comma 2, della legge, nonché della collaborazione dell’Arma dei Carabinieri che, in virtù della
capillare presenza sul territorio, costituisce nella specifica attività il principale referente, […].
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