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fonte di minaccia . Ne sono prova, peraltro, le progressive affiliazioni allo Stato islamico,
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registrate nei Paesi centrafricani, come la nigeriana ed un tempo filo-qaidista Boko Haram,
oggi riconosciuta in seno all’ISIS, ovvero le significative tangenze di ex combattenti della
formazione somala Al Shabaab con lo Stato Islamico nonché di al-Murabitum capeggiata da
Mokthar Belmokhtar, ex elemento di vertice di AQIM, Al-Qaida in Magreb.
Della necessità di mobilitare le masse musulmane era convinto anche il successore di
Osama, l’egiziano Ayman Al Zawahiri, secondo cui l’immagine di Al Qaida non poteva e
non doveva essere collegata a violenze indiscriminate quali quelle commesse dall’ISIS e
propagandate in maniera incontrollata sui media di tutto il mondo, fra decapitazioni e
sgozzamenti. In un messaggio del maggio 2016, il leader qaedista ha infatti affermato che
“Non costringiamo nessuno a riconoscere la nostra autorità, non minacciamo decapitazioni, non
scomunichiamo chi ci combatte” . Un metodo opposto a quello di Abu Bakr Al Baghdadi che ha
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concentrato nelle capacità militari e nel ricorso alla violenza l’unica via per punire gli infedeli.
La creazione di uno Stato islamico costituisce il comune obiettivo. Diverso è il metodo per
conseguirlo . Questa differenza è emersa negli attacchi condotti nell’area del Sahel, nel
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corso dei quali sono stati selezionati gli obiettivi frequentati da cittadini occidentali come
l’hotel Radisson Blu ed il ristorante La terrasse di Bamako, nel 2015, in Mali ad opera del
gruppo al Morabitoun, capeggiato dal noto Mokhtar Belmokhtar e, ancor più, a Dacca, in
Bangladesh, ove nel luglio 2016 venivano trucidate venti persone e torturato chi non conosceva
il Corano . Un criterio che non ha trovato riscontri a Parigi, Bruxelles, Nizza e Berlino ove
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gli attentatori non hanno fatto alcuna selezione delle vittime.
Quello fra ISIS e Al-Qaida, quindi, non è il solo punto di criticità all’interno della
galassia jihadista. Il crescente numero delle organizzazioni terroristiche a livello locale, se da
un lato sta alimentando la competizione militare con effetti sulle manifestazioni terroristiche,
49 Cfr. Inspire, Spring 2016, issue 15, pag. 5: Statement regarding the Burkina Faso Raid. When muslim Africa
takes revenge for its victims […] This blessed attack is among a series of operations designed to cleanse the lands of Islam
from the nests of the global spying agencies and to avenge our people in central Africa, Mali and other places in Muslims
lands, from east to west. And a reminder to France and its allies […], in
https://pietervanostaeyen.files.wordpress.com/2016/05/inspire-spring-2016.pdf.
50 G. BATTISTON, Al-Qaida è tornata con una nuova strategia, in L’ESPRESSO, ed. 16 settembre 2016.
51 Mohammed M. HAFEZ, Takfir and violence against Muslims, in Fault lines in Global Jihad. Organizational,
strategic and ideological fissures, ed. Routledge, London & New York, 2011.
52 P. Gallori, K. Riccardi, Strage Is a Dacca, 20 morti: nove sono italiani. I testimoni: “Torturato chi non conosceva il
Corano”, in LA REPUBBLICA, ed. del 2 luglio 2016.
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