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La minaccia ha un’essenziale componente ideologica che si alimenta e si diffonde
velocemente attraverso la stessa tecnologia con la quale si immagina di batterla: la rete, il
network del terrore, sul quale si basa l’attuale strategia del terrorismo di matrice islamista.
L’ambiente virtuale ne è il principale vettore operativo; la spada dell’Islam, simbolo della
jihad attraverso la quale dare esecuzione alla vendetta di Dio, è stata sostituita dal fucile
mitragliatore AK-47 Kalashnikov e dalla rete, diventata il principale mezzo di
radicalizzazione e di comunicazione. Una minaccia che è endogena e internazionale, è
alimentata da instabilità regionali ma presente nelle società occidentali, è ibrida perché
combina la dimensione associativa tradizionale alla dimensione tecnologica e de-
territorializzata ed ha aspetti di tipo militare . Due fattori condizionano e determinano
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l’attuale strategia delle organizzazioni islamiste terroristiche: il primo riguarda l’ormai
imminente sconfitta, sul piano militare, dell’ISIS; il secondo la graduale evoluzione
strategica di Al-Qaida che, prevedibilmente, riaffermerà la sua centralità, anche ideologica,
nella condotta della jihad. Tale assunto trae origine, più che dalle note vicende dei teatri
siro-iracheno e libico, nei quali si vanno spegnendo le ambizioni territoriali del Califfato,
dall’evoluzione ideologico-organizzativa di Al-Qaida, così come traspare dai documenti
acquisiti nel corso delle attività info-investigative delle agenzie di informazione e delle
polizie occidentali.
Alla minaccia strutturata, inoltre, posta in essere da gruppi e soggetti strettamente
controllati e diretti da formazioni terroristiche, se ne è affiancata una ancor più pericolosa
perché più difficile da individuare, rappresentata dai cosiddetti “lupi solitari”, la cui
formazione ideologica e militare, avviene prevalentemente sul web ed è finalizzata a portare a
termine azioni realizzate mediante armi leggere e strumenti che non comportano
significativi impegni finanziari. Più in dettaglio, le azioni non necessitano di un’elaborata
pianificazione o di uno specifico coordinamento, non sono dirette verso obiettivi di tipo
strategico-istituzionale ma hanno lo scopo di generare terrore e, pertanto, sono indirizzate
verso cosiddetti soft target ovvero obiettivi che possono essere facilmente colpiti da
homegrown, cioè da soggetti cresciuti, naturalizzati o residenti nello stesso Paese.
37 Prefetto A. PANSA, Direttore del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza, nell’intervento alla
Conferenza “Il terrorismo di matrice confessionale. Caratteristiche della minaccia e strumenti per la prevenzione e il
contrasto in ambito internazionale”, Roma, 30 novembre 2016.
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