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da una radicata componente ideologica. Disagio sociale nei Paesi di residenza e la ricerca
di un riscatto sociale, alimentata da una formazione ideologico-religiosa possono
costituire, in sintesi, la molla che determina la svolta terroristica. Emblematica, in tal senso,
è la figura dell’autore della strage di Nizza, avvenuta il 15 luglio 2016, anniversario della
presa della Bastiglia. L’uomo, residente a Nizza, quindi cittadino francese, di origini
tunisine con modesti precedenti penali, non aveva mai manifestato una propensione alla jihad
ed era sconosciuto agli apparati di polizia e di intelligence.
Proprio in Francia, una recente ricerca condotta dall’UCLAT, Unité de Coordination de
la lutte AntiTerroriste , organismo interforze del Ministero dell’Interno creato nel 1984 che,
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dal 2014, si occupa anche di radicalizzazione islamista, ha evidenziato come il profilo del
jihadista, elaborato su un campione di 200 foreign fighters francesi, sia caratterizzato dalla
giovane età (la maggior parte di essi è nata nel 1991), dalla seconda generazione ovvero figli di
immigrati, provenienti da banlieu ovvero da grandi aree urbane, si trovino in precarie
situazioni sociali o familiari e abbiano precedenti penali per reati comuni . Uno scenario
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che si discosta notevolmente da quello italiano, in cui la radicalizzazione non può definirsi
come la sommatoria di fattori quali l’urbanizzazione, precarietà sociale, delinquenza
comune. Da un’analisi effettuata dall’Agenzia per le Informazioni e la Sicurezza Interna è
emerso che, su un analogo campione di 200 soggetti di interesse operativo, solo 1/5 ha
evidenziato le medesime caratteristiche . Ne deriva che, in Italia, gli indicatori presi in
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considerazione dai francesi, non sono utilizzabili o quantomeno, non trovano riscontri e il
territorio non può essere considerato un parametro di valutazione, al pari del disagio
sociale. Emerge, di contro, la rilevanza delle aree rurali e dei piccoli centri, gradualmente
abbandonati dalla popolazione locale verso soluzioni urbanistiche più favorevoli (ad
esempio contrade o centri urbani in pianura, vicini a vie di comunicazione, piuttosto che
centri storici di piccoli paesi montani o collinari). Tali considerazioni indicano
chiaramente la necessità di valorizzare al massimo il ruolo delle Stazioni Carabinieri, quali
30 http://www.police-nationale.interieur.gouv.fr/Organisation/Entites-rattachees-directement-au-
DGPN/UCLAT.
31 Ministere de l’Interieur, Police Nationale-Unité de Coordination de la lutte AntiTerroriste, Note
d’analyse. Les combattants francais ou originaires de France morts en zone syro-irakienne, settembre 2016.
32 Prefetto M. PARENTE, Direttore dell’AISI, nell’intervento al Convegno “Il terrorismo di matrice
confessionale. Caratteristiche della minaccia e strumenti per la prevenzione e il contrasto in ambito internazionale”,
Roma, 30 novembre 2016.
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