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Occorre, invece, definire coerenti politiche sociali modulando le relazioni e i
rapporti religiosi fra le comunità definendo, quindi, una strategia di lungo termine poiché
solo nel lungo periodo sarà possibile verificare l’efficacia delle attività di prevenzione e
repressione poste in essere dalle Forze di polizia e delle Forze armate.
In ordine ai profili militari, la strategia del cosiddetto shok and awe della presidenza
Bush, basata sul prevalente impiego sul terreno delle forze speciali combinata ad un
utilizzo massiccio del potere aereo e missilistico su bersagli ben definiti e la strategia
dell’amministrazione Obama basata, invece, sull’ambizione iniziale di dichiarare la fine
della guerra in Iraq ed il rientro delle truppe statunitensi in patria e, successivamente, su
un prevalente impiego della componente tecnologica e di intelligence, hanno fallito, come
peraltro ammesso da alcuni osservatori: “We must first admit our shortcomings […] and how it
went so badly wrong” .
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Non poca preoccupazione genera la linea adottata dall’attuale amministrazione
statunitense che, partendo dal bando per i cittadini provenienti da Paesi a rischio, vorrebbe
interrompere il flusso degli immigrati secondo un criterio che, a nostro avviso, finirà per
alimentare ulteriormente la tensione legittimando la più volte affermata teoria jihadista
secondo cui l’occidente è nemico dei musulmani. Singolare, infine, la circostanza secondo cui
sono stati inseriti nella black list, Paesi come l’Iran, le cui truppe combattono l’ISIS in Siria
al fianco dei Russi e la cui comunità religiosa, come noto, è composta prevalentemente da
sciiti, mentre Paesi come l’Arabia Saudita e l’Afghanistan, a componente prevalentemente
sunnita, dalle cui fila - salafite - provengono gli elementi più radicali del terrorismo di
matrice islamista, non vi figurino.
Non è sostenibile, inoltre, il binomio immigrazione/terrorismo. La minaccia non
autorizza a fare equazioni improprie tra migrazione e terrorismo, ha recentemente precisato il
Presidente del Consiglio e puntualizzato il Ministro dell’Interno: l’equazione tra terrorismo e
immigrazione è sbagliata e inaccettabile, stiamo attenti, la cosa peggiore è fare di tutta un’erba un fascio,
l’insoddisfazione e l’emarginazione diventano il terreno di coltura del terrorismo per una sorta di
eterogenesi dei fini. Non vi sono evidenze che il flusso di immigrati verso l’Europa e, in
particolare, verso l’Italia, costituisca un sistematico vettore di entrata di strutture
69 D. KILCULLEN, Blood year cit. , pag. 5.
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