Page 32 - Quaderno 2017-5
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Furto del valore di un marchio, faticosamente acquisito in decenni di lavoro, furto
della reputazione di una Casa, della ricerca, della creatività e della comunicazione che
stanno alla base del successo di un prodotto. Il contraffattore ruba profitti e lavoro a chi
lavora nella qualità e per la qualità, a chi vende qualità. Negli anni Ottanta molte delle Case
vittime della contraffazione amavano sostenere che la contraffazione non era altro che una
conferma del successo. Questo è un autogol. Ora che il fenomeno ha assunto proporzioni
enormemente più preoccupanti, pochi sostengono ancora tesi così trionfalistiche e
arroganti. La contraffazione comporta danni gravi e può condurre all’insuccesso:
l’originalità creativa viene usurpata dal contraffattore, lo stile deteriorato, la distribuzione
sputtanata. Infine, e soprattutto, il cliente viene tradito.

      Il danno per lo Stato e la collettività è innanzitutto un danno economico diretto. Di
fronte a un giro d’affari, che le stime di Indicam calcolano in quattro-sei miliardi di Euro
per il solo 2001 nella sola Italia, c’è un’evasione fiscale e contributiva totale. A queste
perdite economiche dirette si sommano voci indirette: costi sociali (la totale assenza di
sicurezza sul lavoro) e di ordine pubblico, nonché quelli d’immagine per il Sistema Italia. E
questi ultimi sono in realtà monetariamente molto concreti: il fatto che l’Italia sia uno dei
principali centri produttivi e distributivi della contraffazione non favorisce gli investimenti
delle imprese estere nel nostro paese e ci espone a dure sanzioni commerciali da parte dei
nostri più importanti partners commerciali; nello stesso tempo, allunga l’ombra del dubbio
o del sospetto sul “made in Italy” legittimamente esportato.

      Per quanto riguarda la società civile, le parole che bastano ad illustrare i danni non
abbisognano di lunghi giri di frase, ma il conto è pesante: sfruttamento del lavoro nero;
complicità forzata richiesta a chi lavora, a qualsiasi livello, nella contraffazione e sua
conseguente ricattabilità; produzione di denaro “in nero” e, simmetricamente, riciclaggio
di denaro sporco; in definitiva connessioni non occasionali fra mondo della
contraffazione e criminalità organizzata. È quest’ultimo aspetto che va sottolineato in
particolare: la contraffazione rappresenta per la criminalità organizzata una remunerativa
area di investimento al pari della produzione e dello spaccio di droga, della gestione della
prostituzione e del gioco d’azzardo, del controllo dell’immigrazione clandestina e del
lavoro nero; non solo, ma a prescindere dalle ovvie “sinergie” fra alcune di queste attività,
la contraffazione ha, dal punto di vista della malavita, di essere considerata con particolare
indulgenza dall’opinione pubblica e, talvolta, dalla Magistratura stessa.

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