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che godono di fama internazionale circa la qualità dei loro prodotti in particolari settori o
per la rinomanza della loro cucina (si pensi ad esempio alla cioccolata svizzera o al
formaggio e al vino francesi)14.
Gli esempi sono innumerevoli e si differenziano sia per natura merceologica, sia per
paese di origine: il Parmesan, il Romano prodotto nell’Illinois con latte di mucca anziché di
pecora, il Parma venduto in Spagna senza alcun rispetto delle regole del disciplinare del
Parmigiano Reggiano o la Fontina danese e svedese molto diverse da quella della Val
d’Aosta, l’Asiago e il Gorgonzola statunitensi o il Cambozola tedesco, imitazione
grossolana del formaggio con la goccia, ecc.15.
L’Italian Sounding16 nasce dall’esperienza e dalle conoscenze produttive di emigranti
italiani. A livello mondiale ha un giro d’affari stimabile in circa 54-55 miliardi euro (pari a
quasi due volte il fatturato dell’export alimentare, pari per il 2012 a poco meno di
trentadue miliardi euro) ed è la principale causa di mancato guadagno per l’export italiano
perché consente ad alcune aziende locali di avere un vantaggio competitivo immeritato,
producendo a prezzi più bassi e collocando il prodotto su fasce di prezzo più alte grazie al
richiamo all’Italia o all’italianità. A causa della scarsa tutela giuridica da parte di alcuni
Paesi, vi è un concreto rischio - in molti casi è già una realtà consolidata da anni - che le
Denominazioni si trasformino in nomi generici e che possano essere usati liberamente nel
tempo, diventando il nome di riferimento di una intera categoria di prodotti. Le zone più
interessate corrispondono alle principali mete storiche di emigrazione dall’Italia17, dove
interessanti appaiono, a tale proposito, i dati diffusi dalla Commissione parlamentare di
inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale, nella
Relazione approvata dalla Commissione nella seduta del 22 gennaio 2013: […] “Venendo
alle cifre che riguardano il fenomeno dell’Italian Sounding, queste appaiono allarmanti: il
novantasette per cento dei sughi per pasta Italian Sounding venduti sul mercato nord
americano si rivelano pure e semplici imitazioni; il novantaquattro per cento delle conserve
sott’olio e sotto aceto Italian Sounding è falso, così come il settantasei per cento dei
pomodori in scatola Italian Sounding.
14 Coldiretti, 2008.
15 Eurispes-Coldiretti: 1° Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia, 2011.
16 CNAC, Priorità in materia di lotta alla contraffazione, Novembre 2011,
(http://www.cnac.gov.it/index.php/le-priorita-per- settore)
17 Come ricorda la Commissione Parlamentare nel Rapporto 2013 citato precedentemente: L’Italian
Sounding rappresenta la forma più diffusa e subdola di imitazione del made in Italy sia con riferimento al settore
industriale agroalimentare, sia per quanto riguarda l’industria in generale.
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