Page 14 - Quaderno 2017-5
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Ad esempio, incrociando l’informazione relativa al segno del saldo con l’elemento
della riconoscibilità dei beni si arriva ad un made in Italy più ristretto, indipendentemente
dal grado di trasformazione. Se poi si aggiunge anche questo elemento, prendendo in
considerazione beni “riconoscibili”, trasformati e con saldo stabilmente positivo, il campo
si restringe ancora di più.
Una definizione “teorica” di made in Italy agroalimentare potrebbe prendere in
considerazione le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche protette.
In questo modo, la componente territoriale e la localizzazione geografica sarebbe
decisamente valorizzata e avrebbe la meglio sulle altre, delimitando fortemente la
definizione di made in Italy agroalimentare ma agganciandola ad un parametro normativo.
Tuttavia, questa definizione sarebbe senz’altro troppo restrittiva, escludendo tante realtà
commercialmente importanti e fortemente connotate come italiane; inoltre, le statistiche
relative al commercio con l’estero molto raramente tengono conto di questo elemento
nella classificazione merceologica, per cui è di fatto impossibile riuscire a distinguere la
quota di esportazione di prodotto DOP o IGP dal resto delle esportazioni.
Una recente classificazione del made in Italy agroalimentare tiene conto di tutti i gradi
di trasformazione dei beni e prende in considerazione prodotti riconoscibili che abbiano il
saldo commerciale positivo almeno per tre anni consecutivi. Le voci vengono poi distinte
in tre diverse categorie: il made in Italy agricolo, il made in Italy trasformato e il made in Italy
dell’industria alimentare.
Il primo comprende riso, frutta fresca, ortaggi freschi e prodotti del vivaismo; il
secondo include vino confezionato e sfuso, pomodoro trasformato, formaggi, salumi,
succhi di frutta, ortaggi e frutta preparati, olio d’oliva, aceto, oli essenziali e acque
minerali; il terzo pasta, caffè, prodotti da forno, prodotti dolciari a base di cacao, acquaviti
e liquori, e gelati.
I tre gruppi anzi esposti sono distinti in base al grado di trasformazione: i primi sono
prodotti agricoli tal quali, mentre nei secondi e nei terzi, pur essendo la materia prima
comunque cruciale nella caratterizzazione del prodotto finale, il know how e le tecnologie
giocano un ruolo crescente, maggiore nel terzo gruppo rispetto al secondo. Questa
classificazione tiene insieme tutti gli elementi discussi in precedenza, il che la rende più
efficace, oltre che innovativa, rispetto a definizioni più tradizionali.
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