Page 85 - Quaderno 2017-12
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Inoltre, quando i minori sono chiamati a testimoniare su eventi accaduti all’interno
dell’ambito familiare in genere vengono isolati dai genitori, ed intervistati solo in presenza di
adulti sconosciuti; circostanze che aggravano ancor di più l’intera situazione vissuta dal
testimone. Per questo può rivelarsi utile l’interazione attraverso la discussione e la presenza
di un coetaneo del teste durante l’intervista, poiché potrebbe aumentare la quantità di ricordi
rispetto ad un’intervista condotta solamente con il bambino.
Nell’assolvere il proprio delicatissimo compito, l’esperto che conduce l’intervista deve
misurarsi con molte variabili. Una tra le principali di tali variabili è la capacità del bambino di
distinguere la differenza tra vero e falso, poiché il significato della bugia e della verità è, in
particolar modo per i bimbi al di sotto dei cinque anni, molto sfumato. Non bisogna poi
dimenticare che nei bambini più piccoli è presente la tendenza a voler compiacere
l’intervistatore.
Il ruolo dell’intervistatore, quindi, è quello di facilitare la narrazione, e non di guidarla. I
resoconti dei bambini piccoli sono molto brevi, ma molto accurati. Tuttavia nel ricordo
libero di scene o di eventi, i bambini hanno difficoltà nel ricordare informazioni non salienti,
o periferiche rispetto all’evento. La modalità migliore per consentire al bambino di esprimere
il racconto in modo esauriente è quella di lasciare che egli ricordi liberamente l’episodio,
visto che l’accuratezza di quanto raccontato diminuisce quando ai bambini viene richiesto di
rispondere a domande specifiche. Inoltre si è notato che i bambini, soprattutto quelli più
piccoli, accettano l’informazione sbagliata con grande facilità, risultando quindi facilmente
suggestionabili. La suggestionabilità dei bambini aumenta poi nel caso in cui l’interlocutore
sia un adulto, mentre l’informazione fornita da un coetaneo risulta meno efficace.
Sono stati diversi, nel corso del tempo, gli studiosi che hanno elaborato dei sistemi e
dei criteri per analizzare e misurare la suggestionabilità. Guðjónsson nella prima metà degli
anni ottanta dello scorso secolo ha sviluppato la “Guðjónsson Suggestibility Scale (GGS-1)”,
elaborando poi negli anni successivi una forma parallela della stessa scala (GGS-2). La scala
si basa su due diversi aspetti della suggestionabilità: il cedimento a domande suggestive ed il
cambio di risposta. Essa è stata oggetto di un largo utilizzo nella ricerca in ambito forense, in
particolare con soggetti adolescenti.
Si compone di varie fasi: per prima cosa viene data lettura di un breve racconto; poi si
chiede al soggetto di rievocare liberamente tutti gli elementi della storia che ricorda;
successivamente al soggetto vengono poste venti domande, quindici delle quali sono
suggestive, di diverso tipo.
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