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Inoltre, quando i minori sono chiamati a testimoniare  su eventi accaduti all’interno

               dell’ambito familiare in genere vengono isolati dai genitori, ed intervistati solo in presenza di
               adulti  sconosciuti;  circostanze  che  aggravano  ancor  di  più  l’intera  situazione  vissuta  dal

               testimone. Per questo può rivelarsi utile l’interazione attraverso la discussione e la presenza

               di un coetaneo del teste durante l’intervista, poiché potrebbe aumentare la quantità di ricordi

               rispetto ad un’intervista condotta solamente con il bambino.
                     Nell’assolvere il proprio delicatissimo compito, l’esperto che conduce l’intervista deve

               misurarsi con molte variabili. Una tra le principali di tali variabili è la capacità del bambino di

               distinguere la differenza tra vero e falso, poiché il significato della bugia e della verità è, in

               particolar modo per i bimbi al di sotto dei cinque anni, molto sfumato. Non bisogna poi
               dimenticare che nei bambini più  piccoli è  presente la  tendenza  a voler compiacere

               l’intervistatore.

                     Il ruolo dell’intervistatore, quindi, è quello di facilitare la narrazione, e non di guidarla. I
               resoconti dei bambini piccoli sono molto brevi, ma molto accurati. Tuttavia nel ricordo

               libero di scene o di eventi, i bambini hanno difficoltà nel ricordare informazioni non salienti,

               o periferiche rispetto all’evento. La modalità migliore per consentire al bambino di esprimere

               il racconto in modo  esauriente è quella di lasciare che egli ricordi liberamente l’episodio,

               visto che l’accuratezza di quanto raccontato diminuisce quando ai bambini viene richiesto di
               rispondere a domande specifiche. Inoltre si è notato che i bambini, soprattutto quelli più

               piccoli, accettano l’informazione sbagliata con grande facilità, risultando quindi facilmente

               suggestionabili. La suggestionabilità dei bambini aumenta poi nel caso in cui l’interlocutore
               sia un adulto, mentre l’informazione fornita da un coetaneo risulta meno efficace.

                     Sono stati diversi, nel corso del tempo, gli studiosi che hanno elaborato dei sistemi e

               dei criteri per analizzare e misurare la suggestionabilità. Guðjónsson nella prima metà degli

               anni ottanta dello scorso secolo ha sviluppato la “Guðjónsson Suggestibility Scale (GGS-1)”,
               elaborando poi negli anni successivi una forma parallela della stessa scala (GGS-2). La scala

               si basa su due diversi aspetti della suggestionabilità: il cedimento a domande suggestive ed il

               cambio di risposta. Essa è stata oggetto di un largo utilizzo nella ricerca in ambito forense, in

               particolare con soggetti adolescenti.
                     Si compone di varie fasi: per prima cosa viene data lettura di un breve racconto; poi si

               chiede al  soggetto di  rievocare liberamente  tutti gli  elementi della  storia che ricorda;

               successivamente al soggetto vengono poste venti domande, quindici delle quali sono

               suggestive, di diverso tipo.


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