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Si deve inoltre tener conto del fatto che i bambini, di fronte a messaggi che risultino

               loro poco comprensibili, tendono a rispondere non lo so piuttosto che chiedere di riformulare
               la domanda. Essi, infatti, si comportano come interlocutori collusivi, tendendo a confermare

               quanto detto dall’adulto e a rispondere in maniera accondiscendente.

                     L’eventuale compromissione della reciproca comprensione tra adulto e bambino può

               minare l’accuratezza e la validità della deposizione. Più i bambini sono piccoli, minore è il
               loro grado di comprensione; diventa così fondamentale la valutazione della capacità di

               discriminare l’assurdo dal verosimile.

                     Occorre altresì che il teste sia in grado di valutare e riflettere sulle affermazioni e sui

               pensieri propri ed altrui; si parla in questo caso di consapevolezza metalinguistica.
                     Un altro aspetto particolarmente problematico per i bambini è l’individuazione delle

               incoerenze. La capacità di valutare l’assurdità di un’informazione è una fase fondamentale

               dello sviluppo linguistico, che una volta raggiunta consente al bambino di selezionare ed
               organizzare le informazioni essenziali e riconoscere il tema principale della discussione. A tal

               proposito studi scientifici hanno dimostrato che i bambini più piccoli non valutano le frasi

               per la loro coerenza logica complessiva, ma controllano ogni singola frase per la sua possibile

               falsità invece che per la sua coerenza  con le altre parti del discorso. I bambini, quindi,

               elaborano le informazioni  in modo frammentario, tendendo altresì ad attribuire  maggiore
               credibilità  all’informazione  più  recente  rispetto  a  quella  meno  recente.  Infine,  come  già

               accennato in precedenza, i bambini,  soprattutto quelli più piccoli, considerano

               tendenzialmente  gli interlocutori adulti  molto  competenti, e  sono quindi poco propensi a
               contraddirli o screditarli.

                     Dal punto di vista clinico, verso i nove o dieci anni di età i bambini sviluppano una

               memoria autobiografica simile a quella degli adulti. I minori, in definitiva, ricordano meno

               degli adulti, ma commettono meno errori di tipo intrusivo. Se vengono interrogati in modo
               corretto, inoltre, non commettono errori di ricostruzione, anche  se tendono  ad omettere

               dettagli o a rifiutarsi di rispondere.

                     Come già detto, il ricordo può avvenire  attraverso diverse modalità, quali il

               riconoscimento, la rievocazione libera e la rievocazione guidata. La testimonianza del minore
               risulta più accurata se viene percorsa la  strada della rievocazione libera, senza il dover

               rispondere a domande specifiche e senza aiuti o suggerimenti esterni. Attraverso le interviste

               strutturate e senza domande suggestive, la testimonianza del minore può essere esauriente al

               pari di quella dell’adulto.


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