Page 88 - Quaderno 2017-12
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Un altro elemento fondamentale che entra in gioco nella testimonianza del minore, è il
linguaggio, il cui studio consiste nell’esaminare i processi psicologici che permettono di
cogliere il significato dei messaggi verbali e, di contro, di creare messaggi verbali a partire da
contenuti mentali astratti. Il linguaggio consiste quindi in un sistema per comunicare
attraverso segnali che trasmettono un significato e che sono combinati secondo regole
grammaticali. Il linguaggio, dunque, ha diversi aspetti (simbolico, creativo, e strutturato) e
possiede diversi gradi di complessità. Ogni comunicazione si origina tra un soggetto che
produce un messaggio (codificando un proprio pensiero) ed un soggetto destinatario che
decodifica tale messaggio, comprendendone il significato. Tra i bambini esiste una notevole
variabilità nell’acquisizione della capacità conversazionale, legata sia al fattore età sia allo
sviluppo del pensiero, e che passa per l’apprendimento dei significati delle parole e delle
regole grammaticali. I significati che i bambini attribuiscono alle parole, infatti, possono
essere completamente diversi da quelli attribuiti dagli adulti. Tali errori di attribuzione sono
facilitati dagli schemi di categorizzazione della realtà, che portano il bambino a categorizzare
la realtà che lo circonda basandosi sulle somiglianze percettive. Importante, per la narrazione
di un evento, è la interiorizzazione dello schema dell’episodio, utile al bambino per
organizzare in modo coerente i ricordi ed i pensieri. Prima dei quattro anni i bambini non
sono in grado di riportare un episodio attraverso la sua narrazione, nonostante già da due-tre
anni riescano a descrivere episodi con frasi minime e poco strutturate. In età prescolare i
bambini sono in grado di riportare informazioni circa i soggetti coinvolti in un evento, circa
cosa, come, e dove è accaduto, ma hanno difficoltà a contestualizzare temporalmente
l’evento. Tra gli elementi caratteristici della produzione linguistica, ve ne sono alcuni che
assumono particolare importanza ai fini della testimonianza. Tra questi vi è la produzione di
sinonimi e contrari, parole cioè con relazione di uguaglianza o di antitesi semantica con un
altro termine. Tale elaborazione è frutto di un lungo processo evolutivo, che vede in genere
la produzione dei contrari anticipare temporalmente quella dei sinonimi. Solamente quando
il soggetto, in età scolare, è in grado di capire che le parole sono modi arbitrari di riferirsi alle
cose, riuscirà a scambiare i termini tra loro avvalendosi di tali schemi logico-semantici.
Il testimone minorenne potrebbe non comprendere appieno i quesiti che gli vengono
posti in sede di esame testimoniale, eventualità che avrebbe come conseguenza la risposta
alla domanda così come decodificata dal minore, e non come posta dall’esaminatore. Le
domande, quindi, dovranno essere formulate in modo coerente con le capacità di
comprensione del bambino.
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