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Un altro elemento fondamentale che entra in gioco nella testimonianza del minore, è il

               linguaggio, il cui studio consiste  nell’esaminare i processi psicologici che permettono  di
               cogliere il significato dei messaggi verbali e, di contro, di creare messaggi verbali a partire da

               contenuti  mentali astratti. Il linguaggio consiste quindi in un  sistema per comunicare

               attraverso segnali che  trasmettono un significato e che sono combinati secondo regole

               grammaticali. Il linguaggio, dunque, ha diversi aspetti (simbolico, creativo, e strutturato) e
               possiede diversi gradi  di complessità.  Ogni comunicazione  si origina tra  un  soggetto che

               produce un  messaggio  (codificando un proprio pensiero) ed un soggetto destinatario che

               decodifica tale messaggio, comprendendone il significato. Tra i bambini esiste una notevole

               variabilità nell’acquisizione della capacità conversazionale, legata  sia  al fattore età sia allo
               sviluppo del pensiero, e che passa per l’apprendimento dei significati delle parole e delle

               regole  grammaticali. I  significati che i bambini attribuiscono alle parole, infatti, possono

               essere completamente diversi da quelli attribuiti dagli adulti. Tali errori di attribuzione sono
               facilitati dagli schemi di categorizzazione della realtà, che portano il bambino a categorizzare

               la realtà che lo circonda basandosi sulle somiglianze percettive. Importante, per la narrazione

               di un evento, è la interiorizzazione dello  schema dell’episodio, utile al bambino  per

               organizzare in modo coerente i ricordi ed i pensieri. Prima dei quattro anni i bambini non

               sono in grado di riportare un episodio attraverso la sua narrazione, nonostante già da due-tre
               anni riescano a descrivere episodi con frasi minime e poco strutturate. In età prescolare i

               bambini sono in grado di riportare informazioni circa i soggetti coinvolti in un evento, circa

               cosa,  come,  e  dove è accaduto, ma  hanno  difficoltà a contestualizzare  temporalmente
               l’evento. Tra  gli elementi caratteristici  della produzione linguistica, ve  ne sono alcuni che

               assumono particolare importanza ai fini della testimonianza. Tra questi vi è la produzione di

               sinonimi e contrari, parole cioè con relazione di uguaglianza o di antitesi semantica con un

               altro termine. Tale elaborazione è frutto di un lungo processo evolutivo, che vede in genere
               la produzione dei contrari anticipare temporalmente quella dei sinonimi. Solamente quando

               il soggetto, in età scolare, è in grado di capire che le parole sono modi arbitrari di riferirsi alle

               cose, riuscirà a scambiare i termini tra loro avvalendosi di tali schemi logico-semantici.

                     Il testimone minorenne potrebbe non comprendere appieno i quesiti che gli vengono
               posti in sede di esame testimoniale, eventualità che avrebbe come conseguenza la risposta

               alla domanda  così come decodificata dal minore, e non come posta dall’esaminatore. Le

               domande, quindi, dovranno essere formulate in modo  coerente con le capacità  di

               comprensione del bambino.


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