Page 83 - Quaderno 2017-12
P. 83

(semmai lo stress causato dal trauma comparirebbe come elemento che inficia il ricordo), ma

               è piuttosto la sua unicità a garantire la creazione di una traccia di memoria molto forte.
                     Un comportamento che ricorre spesso in coloro che sono stati vittime di eventi

               traumatici e che è definito disturbo post traumatico si manifesta come un ricordo distorto dal

               quale traggono origine alternativamente due diverse fasi: l’iperamnesia intrusiva (caratterizzata

               da incubi, pensieri ricorrenti riguardanti l’evento, irritabilità, ansia) o l’amnesia post traumatica
               (che  si  manifesta  con  comportamenti  totalmente  diversi  quali  evitare  pensieri  ed  azioni

               collegate al trauma, impossibilità di ricordare gli aspetti salienti dell’evento, disinteresse per

               attività piacevoli). Tutti gli elementi finora analizzati relativi agli eventi traumatici vanno

               comunque considerati in una cornice molto variabile, costituita dall’individualità del
               soggetto, e dalle sue specifiche caratteristiche, che  influenzano in  modo decisivo la sua

               capacità di reazione e resistenza al trauma. Ciò spiega almeno parzialmente perché gli studi

               relativi alla memoria del minore in occasione di eventi traumatici sono ancora abbastanza
               contraddittori e frammentari, anche perché è praticamente impossibile indagare sul problema

               sistematicamente ed in modo sperimentale.

                     Analizziamo ora se ed in che misura l’intervista cognitiva può rispondere alle esigenze

               poste dall’interrogatorio dei minori. Si è già detto circa l’indiscussa superiorità dell’intervista

               cognitiva rispetto all’intervista standard nei confronti dei testimoni adulti L’obiettivo
               dichiarato dell’intervista cognitiva è quello di recuperare il maggior numero di informazioni

               possibile, ed al fine del suo conseguimento riveste una importanza fondamentale la fase di

               costruzione del rapporto tra operatore e testimone, per poter tranquillizzare quest’ultimo e
               metterlo a proprio agio. Orbene, se la tecnica dell’intervista cognitiva viene utilizzata con i

               bambini, la fase appena descritta assume ancor maggior rilevanza, poiché è il momento in cui

               si mette al  corrente il  testimone di che cosa  si vuole da lui, cercando di rassicurarlo e

               metterlo nelle migliori condizioni per fornire un resoconto quanto più attendibile possibile.
               L’utilizzo di questa tecnica nell’interrogare il testimone minore, però, trova un punto debole

               in due delle caratteristiche più distintive dell’intervista cognitiva: le mnemotecniche richieste

               (ricreare il contesto, ricordare gli eventi in ordine inverso, cambiare prospettiva) e l’utilizzo

               delle immagini mentali (che nei bambini più piccoli può portare alla creazione di elementi di
               fantasia ed invenzioni). Questo spiega perché, ancora oggi, gran parte degli studiosi sono

               concordi nel raccomandare l’utilizzo dell’intervista cognitiva solamente con i bambini di età

               superiore agli otto  anni: con i bambini più piccoli è  preferibile  procedere con l’intervista

               strutturata  che, conservando  comunque la fase della costruzione  del rapporto con il


                                                             81
   78   79   80   81   82   83   84   85   86   87   88