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(semmai lo stress causato dal trauma comparirebbe come elemento che inficia il ricordo), ma
è piuttosto la sua unicità a garantire la creazione di una traccia di memoria molto forte.
Un comportamento che ricorre spesso in coloro che sono stati vittime di eventi
traumatici e che è definito disturbo post traumatico si manifesta come un ricordo distorto dal
quale traggono origine alternativamente due diverse fasi: l’iperamnesia intrusiva (caratterizzata
da incubi, pensieri ricorrenti riguardanti l’evento, irritabilità, ansia) o l’amnesia post traumatica
(che si manifesta con comportamenti totalmente diversi quali evitare pensieri ed azioni
collegate al trauma, impossibilità di ricordare gli aspetti salienti dell’evento, disinteresse per
attività piacevoli). Tutti gli elementi finora analizzati relativi agli eventi traumatici vanno
comunque considerati in una cornice molto variabile, costituita dall’individualità del
soggetto, e dalle sue specifiche caratteristiche, che influenzano in modo decisivo la sua
capacità di reazione e resistenza al trauma. Ciò spiega almeno parzialmente perché gli studi
relativi alla memoria del minore in occasione di eventi traumatici sono ancora abbastanza
contraddittori e frammentari, anche perché è praticamente impossibile indagare sul problema
sistematicamente ed in modo sperimentale.
Analizziamo ora se ed in che misura l’intervista cognitiva può rispondere alle esigenze
poste dall’interrogatorio dei minori. Si è già detto circa l’indiscussa superiorità dell’intervista
cognitiva rispetto all’intervista standard nei confronti dei testimoni adulti L’obiettivo
dichiarato dell’intervista cognitiva è quello di recuperare il maggior numero di informazioni
possibile, ed al fine del suo conseguimento riveste una importanza fondamentale la fase di
costruzione del rapporto tra operatore e testimone, per poter tranquillizzare quest’ultimo e
metterlo a proprio agio. Orbene, se la tecnica dell’intervista cognitiva viene utilizzata con i
bambini, la fase appena descritta assume ancor maggior rilevanza, poiché è il momento in cui
si mette al corrente il testimone di che cosa si vuole da lui, cercando di rassicurarlo e
metterlo nelle migliori condizioni per fornire un resoconto quanto più attendibile possibile.
L’utilizzo di questa tecnica nell’interrogare il testimone minore, però, trova un punto debole
in due delle caratteristiche più distintive dell’intervista cognitiva: le mnemotecniche richieste
(ricreare il contesto, ricordare gli eventi in ordine inverso, cambiare prospettiva) e l’utilizzo
delle immagini mentali (che nei bambini più piccoli può portare alla creazione di elementi di
fantasia ed invenzioni). Questo spiega perché, ancora oggi, gran parte degli studiosi sono
concordi nel raccomandare l’utilizzo dell’intervista cognitiva solamente con i bambini di età
superiore agli otto anni: con i bambini più piccoli è preferibile procedere con l’intervista
strutturata che, conservando comunque la fase della costruzione del rapporto con il
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