Page 82 - Quaderno 2017-12
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Ebbene, le opinioni degli studiosi non sono concordi. Secondo alcuni autori
(Ornstein , Ceci, Loftus, Howe ), infatti, la memoria anche in questi casi segue i propri
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meccanismi standard, trattando le informazioni relative a questi eventi al pari di tutti gli altri
ricordi. Altri esponenti della materia (Pope, Brown), invece, ritengono che il ricordo di un
evento traumatico segua un processo ameno parzialmente diverso dalla stragrande
maggioranza delle informazioni che costituiscono gli altri ricordi. Altri autori (Terr ,
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Briere , Conte) ancora, pongono l’attenzione sull’elemento della ripetizione degli eventi,
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elemento che sovente ricorre nei casi di abusi sessuali o di violenze domestiche, e che può
portare a meccanismi di dissociazione o rimozione del ricordo.
Il bambino che subisce tali eventi, infatti, in risposta al trauma pone in essere dei
meccanismi di autodifesa, che consistono nel dimenticare selettivamente le informazioni
collegate all’abuso. Tali informazioni, nonostante rimosse, non sono irrimediabilmente perse:
esse potranno essere recuperate anche in età adulta, in particolari contesti, dando vita al
cosiddetto ricordo ritardato. Circa gli episodi traumatici ripetuti, parte della comunità scientifica
ritiene invece che non vengano rimossi, ma ricordati attraverso le stesse modalità che
contraddistinguono il ricordo di episodi autobiografici significativi.
Ciò comporta che essi entrano in memoria in modo schematico perdendo, quindi, con
maggiore facilità le informazioni dei dettagli specifici di ciascun singolo evento, a vantaggio
di quanto vi era di comune a gran parte degli episodi, che costituisce lo schema mentale
dell’evento. In generale, tutti concordano nel ritenere che ad un evento traumatico unico
corrisponda un buon ricordo, poiché è intuitivo come l’unicità dell’evento è la migliore
garanzia del ricordo autobiografico. Gli studi sulla memoria, sin dai loro primi sviluppi,
hanno largamente dimostrato che tutto ciò che è nuovo, imprevedibile, e che quindi esce
dagli schemi, risulta essere saliente e di conseguenza viene ricordato meglio.
Anche il ricordo di eventi traumatici unici segue questa semplice regola; ma non
bisogna fare confusione: non è il trauma in sé che costituisce la variabile che aiuta il ricordo
54 Robert Ornstein è uno psicologo statunitense nato a Brooklyn, New York, nel 1942. Ha svolto numerose
ricerche sulla memoria e sulla psiche umana, che gli sono valse numerosi premi e riconoscimenti
internazionali da parte di organizzazioni come l’American Psychological Association e l’Unesco. È conosciuto
soprattutto per la sua ricerca pionieristica sulla specializzazione bilaterale del cervello. Ha insegnato presso
l’Università di California Medical Center e la Stanford University, ed è il presidente e fondatore dell’Istituto per
lo studio della conoscenza umana (ISHK).
55 Mark L. Howe è un professore universitario inglese di psicologia dello sviluppo, che ha pubblicato
numerosi articoli relativi alla memoria adattiva e ai falsi ricordi.
56 Lenore C. Terr è uno psichiatra statunitense, esperto in psichiatria infantile, che ha studiato in modo
molto approfondito i disturbi post-traumatici da stress nei bambini.
57 John Briere è un professore di psichiatria e psicologia presso la University of Southern California, ed è
direttore dell’Usc Adolescent Truma Training Center del National Child Traumatic Stress Network.
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