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troppo orientative, e quelle introdotte da perché, che potrebbero essere vissute dal bambino

               come attribuzioni di colpa. Occorre evitare di ripetere le stesse domande, altrimenti il minore
               può sentirsi spinto a dare una risposta diversa, pensando che la prima fosse sbagliata.

                     L’ultima fase del  colloquio è  la chiusura,  durante la quale l’intervistatore controlla

               insieme al bambino di aver capito ciò che egli ha inteso dire, ricapitolando attraverso parole

               comprensibili  per  il  minore.  Infine, occorre  chiudere  l’intervista  parlando  di  argomenti
               neutri, piacevoli. Il bambino va congedato solo dopo essersi assicurati che non sia rimasto

               scosso da quanto ha ricordato.

                     Al di là degli aspetti meramente tecnici e procedurali, la testimonianza del minore deve

               sempre avere come obbiettivo principale la  tutela del minore stesso. Comunemente ed
               erroneamente, si tende a credere che i bambini mentano molto più  frequentemente  degli

               adulti e che non siano in grado di distinguere i fatti reali da quelli frutto di fantasia. Queste

               credenze fanno  giungere alla conclusione che i bambini forniscono delle testimonianze
               incomplete ed inattendibili. Effettivamente, anche a livello scientifico è stato dimostrato che

               i bambini ricordano meno degli adulti, e che più i bambini sono piccoli meno informazioni

               forniscono  durante  le  interviste  circa  un  fatto  cui  hanno  assistito.  Ma,  come  già  detto,

               sebbene i bambini ricordino meno rispetto agli adulti, il loro racconto libero non è meno

               accurato di quello dei grandi. Dalle diverse ricerche condotte sull’argomento emerge che la
               rievocazione di eventi da parte dei bambini tende a migliorare con l’età, ed è influenzata da

               diversi fattori come lo stress legato all’evento ed il modo in cui viene condotta l’intervista.

               Non vi è quindi una correlazione semplice e lineare tra età e capacità di testimoniare, ma
               esiste piuttosto un’interazione fra età e altri fattori. Spesso poi, circa un evento, i bambini

               possiedono molte più informazioni rispetto a quanto raccontano spontaneamente, e ciò vale

               anche per gli eventi definiti traumatici.

                     Secondo l’American Psychiatric Association  un evento si definisce traumatico quando la
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               sua diretta esperienza comporta l’effettiva o temuta morte o serio danno, oppure la
               preoccupazione per la propria integrità fisica; oppure quando riguarda la morte, il ferire o il

               danneggiare l’integrità fisica di un’altra persona; oppure quando comporta l’apprendere di

               morti violente o inaspettate, serie ferite o pericolo di morte vissuti da familiari o da altre
               persone vicine. Un ricovero ospedaliero, un incidente, un abuso sessuale, una violenza fisica

               o un disastro naturale, quindi, ben possono essere definiti eventi traumatici. Come si atteggia

               la memoria dei minori nei confronti di tali eventi?


               53   È un’associazione di medici, statunitensi e non, che hanno una specializzazione in psichiatria.

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