Page 81 - Quaderno 2017-12
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troppo orientative, e quelle introdotte da perché, che potrebbero essere vissute dal bambino
come attribuzioni di colpa. Occorre evitare di ripetere le stesse domande, altrimenti il minore
può sentirsi spinto a dare una risposta diversa, pensando che la prima fosse sbagliata.
L’ultima fase del colloquio è la chiusura, durante la quale l’intervistatore controlla
insieme al bambino di aver capito ciò che egli ha inteso dire, ricapitolando attraverso parole
comprensibili per il minore. Infine, occorre chiudere l’intervista parlando di argomenti
neutri, piacevoli. Il bambino va congedato solo dopo essersi assicurati che non sia rimasto
scosso da quanto ha ricordato.
Al di là degli aspetti meramente tecnici e procedurali, la testimonianza del minore deve
sempre avere come obbiettivo principale la tutela del minore stesso. Comunemente ed
erroneamente, si tende a credere che i bambini mentano molto più frequentemente degli
adulti e che non siano in grado di distinguere i fatti reali da quelli frutto di fantasia. Queste
credenze fanno giungere alla conclusione che i bambini forniscono delle testimonianze
incomplete ed inattendibili. Effettivamente, anche a livello scientifico è stato dimostrato che
i bambini ricordano meno degli adulti, e che più i bambini sono piccoli meno informazioni
forniscono durante le interviste circa un fatto cui hanno assistito. Ma, come già detto,
sebbene i bambini ricordino meno rispetto agli adulti, il loro racconto libero non è meno
accurato di quello dei grandi. Dalle diverse ricerche condotte sull’argomento emerge che la
rievocazione di eventi da parte dei bambini tende a migliorare con l’età, ed è influenzata da
diversi fattori come lo stress legato all’evento ed il modo in cui viene condotta l’intervista.
Non vi è quindi una correlazione semplice e lineare tra età e capacità di testimoniare, ma
esiste piuttosto un’interazione fra età e altri fattori. Spesso poi, circa un evento, i bambini
possiedono molte più informazioni rispetto a quanto raccontano spontaneamente, e ciò vale
anche per gli eventi definiti traumatici.
Secondo l’American Psychiatric Association un evento si definisce traumatico quando la
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sua diretta esperienza comporta l’effettiva o temuta morte o serio danno, oppure la
preoccupazione per la propria integrità fisica; oppure quando riguarda la morte, il ferire o il
danneggiare l’integrità fisica di un’altra persona; oppure quando comporta l’apprendere di
morti violente o inaspettate, serie ferite o pericolo di morte vissuti da familiari o da altre
persone vicine. Un ricovero ospedaliero, un incidente, un abuso sessuale, una violenza fisica
o un disastro naturale, quindi, ben possono essere definiti eventi traumatici. Come si atteggia
la memoria dei minori nei confronti di tali eventi?
53 È un’associazione di medici, statunitensi e non, che hanno una specializzazione in psichiatria.
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