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Johnson  e Scott nel 1976): i testimoni tendono generalmente a sovrastimare il tempo di
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               esposizione ad un evento.
                     Il secondo fattore è la  salienza  dei particolari: i dettagli non  sono tutti ugualmente

               significativi e salienti (un dettaglio è detto saliente quando ha un’alta probabilità di essere

               ricordato da quasi tutti i soggetti che assistono all’evento). In questa fase viene in rilievo il

               focus attentivo, cioè la selezione che il soggetto compie nell’individuare i dettagli e gli elementi
               verso i quali rivolgere maggiore attenzione (e che quindi saranno meglio ricordati). I bambini

               hanno difficoltà nel discriminare i dettagli  centrali di un  evento da quelli periferici,

               codificando in modo  più efficace ciò  che  semplicemente ha  meglio catturato la loro

               attenzione, indipendentemente dal  ruolo  svolto dal dettaglio nell’intero evento. Elementi
               caratteristici della salienza sono il tempo di visibilità del dettaglio, lo spazio occupato dallo

               stesso all’interno del campo visivo dell’osservatore, e il ruolo che riveste nell’intera vicenda.

               È molto importante anche il tipo di elemento che il testimone deve ricordare (ove per tipo si
               intendono, ad esempio, le caratteristiche fisiche di un soggetto, la  forma, il colore e la

               velocità di una macchina, ecc.).

                     Un terzo fattore da tener presente (non sempre riscontrabile, per ovvie ragioni) è la

               frequenza di esposizione allo stimolo, che può avere due effetti quasi contrastanti: da un lato

               la percezione è più accurata, ma dall’altro la ripetizione favorisce la creazione di stereotipi e
               schemi mentali che rendono difficile la discriminazione tra stimoli simili. I meccanismi degli

               stereotipi e degli schemi mentali saranno successivamente analizzati nel dettaglio.

                     Anche la natura stessa del fatto cui si assiste, ovviamente, influisce sulla performance
               del testimone, in senso peggiorativo in misura proporzionale alla violenza dell’evento, che

               rappresenta un fortissimo fattore di stress.

                     Terminata la disamina dei fattori relativi alla situazione oggettiva, passiamo ad

               analizzare i fattori inerenti la sfera soggettiva del testimone, come lo stress e le aspettative.
                     Lo stato emotivo vissuto dal soggetto  mentre assiste all’evento è  di fondamentale

               importanza. Gran parte delle volte il testimone vive una situazione di paura o comunque di

               forte stress. Queste forti emozioni possono compromettere una corretta percezione di ciò

               che accade: diversi esperimenti di psicologia sociale hanno infatti dimostrato che una
               maggiore attivazione del livello di  arousal emozionale  legato all’ansia  può determinare una

               distorsione nella percezione degli eventi.



               26   Marcia K. Johnson  (1943)  è una psicologa statunitense e professoressa universitaria, che ha condotto
                  numerose ricerche sulla memoria umana e sui relativi meccanismi di distorsione.

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