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CAPITOLO 3 – LE CONSEGUENZE DELLA CONFUSIONE  111

diffusa, ma ogni tanto si fa una campagna anti-corruzione contro quelli meno po-
tenti o caduti in disgrazia. Verrebbe da dire che nei paesi in via di sviluppo, in so-
stanza, il torto e la ragione si misurano in una certa misura col potere politico61. E il
tema patrimoniale è usato spesso in queste battaglie, come insegna la vicenda
dell’oppositore russo Mikhail Khodorkovsky62, eliminato dal governo con l’accusa di
aver commesso reati finanziari. Tutto questo per sostenere come il tema dell’eva-
sione fiscale, nella vicenda dei Panama Papers, non sia poi così rilevante. Ci ren-
diamo ancora più conto della questione se pensiamo che, nei paesi dei leader politici
coinvolti, la pressione fiscale è di per sé bassissima e se anche fosse stata zero, i soldi
sarebbero stati comunque occultati in posti con tasse più elevate. In conclusione,
dobbiamo comprendere come il problema qui non sia fiscale, o principalmente tale,
ma politico, e consista nel non farsi accusare dagli avversari. Se decidiamo di usare
comunque l’espressione paradiso fiscale, dobbiamo intenderla come sinonimo di ri-
servatezza, non tuttavia rispetto al Fisco quanto al contrario ai nemici politici di
turno. Più che di paradiso fiscale, dovremmo quindi parlare di paradiso politico. La
ricchezza non registrata fiscalmente viene oggi, in sostanza, sempre meno portata
all’estero, mentre invece più spesso vi si forma direttamente, peraltro nei modi so-
pra indicati quali, lo ricordiamo, la delocalizzazione dei ricavi o le fatture gonfiate. Il
regime del c.d. monitoraggio fiscale delle attività estere era invece stato concepito
per evitare che titolari di redditi finanziari trasferissero all’estero i relativi capitali
per detassarne il frutto, secondo un meccanismo di segnalazione basato sulla coo-
perazione delle banche e sull’autodichiarazione del destinatario, accompagnato da

61 Così R. Lupi in Luciano Capone, Panama Papers, perché è sbagliato parlare di paradiso fiscale, <<Il Foglio>>,
5 aprile 2008.
62 Laureato in ingegneria chimica (1986), è un imprenditore russo e uno degli uomini più potenti in Russia, forte
oppositore del Presidente Vladimir Putin.
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