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CAPITOLO 3 – LE CONSEGUENZE DELLA CONFUSIONE  106

dollari. Praticamente è tutto qui, perché le banane di per sé non passano neanche
vicino al paradiso fiscale, consistendo tutto questo solo in una questione burocra-
tica. In pratica, a EcuadorCo è costato 1.000 dollari preparare il container, che ha
venduto per altrettanti 1.000 dollari. Quindi EcuadorCo non registra guadagni, e per-
ciò non deve pagare tasse. Allo stesso modo, FranceCo lo compra per 3.000 dollari
e lo vende al supermercato per 3.000 dollari. Di nuovo, niente guadagni e niente
tasse. HavenCo è la chiave del puzzle. Ha comprato il container per 1.000 dollari e lo
ha rivenduto per 3.000, per un guadagno di 2.000 dollari. Ma ha sede in un paradiso
fiscale, perciò non paga tasse. Nonostante i controlli esercitati dagli Stati per impe-
dire che queste società intermediarie portino qui i guadagni e quindi le tasse - o le
non tasse -, il lavoro di avvocati ed esperti di finanza le proteggono, trovando sempre
nuovi modi per continuare a consentire questo tipo di transazioni. Dobbiamo poi
considerare, come abbiamo peraltro già detto, che l’estero è ancora un luogo dove
il potere delle pubbliche autorità, insieme al relativo prelievo tributario, non può
purtroppo giungere. All’estero il potere amministrativo viene sostituito da quello di
un altro Stato, in termini di uso della coercizione, di regimi tributari sulla ricchezza
registrata e di capacità di individuare, al contrario, quella nascosta. L’evasione inter-
nazionale può riguardare la ricchezza non registrata e materialmente depositata in
uno stato diverso, per sottrarla al Fisco del paese dove si svolge l’attività del titolare.
Si tratta semplicemente di una base estera per frodi documentali a danno del paese
dove l’attività economica è realmente basata. L’estero è difatti in molti modi una
sponda, per la ricchezza fiscalmente non registrata, la gran parte della quale ri-
guarda varie forme di dirottamento di una parte del prezzo, di acquisto o di vendita,
su società estere interposte, riconducibili al titolare dell’azienda italiana. Le somme
accumulate nella società estera interposta sono poi a disposizione del titolare, o di
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