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CAPITOLO 3 – LE CONSEGUENZE DELLA CONFUSIONE  114

di tempo e di strumenti culturali per progettare una tassazione valutativa sulla ric-
chezza non registrata, ostacoli davanti ai quali il condono è sempre apparso come
una specie di compromesso, con cui sfruttare le stesse asimmetrie informative gra-
zie alle quali i lavoratori indipendenti nel complesso sovrastimano le capacità di in-
tervento dei pubblici uffici nella determinazione della ricchezza. La politica ha cer-
cato, in sostanza, di profittare della consapevolezza di tanti operatori di aver occul-
tato una quota cospicua di ricchezza, e di un loro timore di essere controllati, ecce-
dente le possibilità effettive di credibile controllo valutativo da parte degli uffici. È
quindi riduttivo spiegare i condoni come favori agli evasori, che per parte loro avreb-
bero preferito evitarne il relativo costo, com’è confermato dalle frequenti afferma-
zioni di molti lavoratori indipendenti, che dichiarano di non aver mai pagato tante
imposte come nel periodo del condono66. Gli inconvenienti dello scudo fiscale ne su-
perano inoltre largamente, nel complesso, i vantaggi. Solo che questi ultimi sono
immediati, in termini di gettito e confezionamento delle manovre di bilancio, men-
tre gli inconvenienti sono differiti al futuro. La politica, attenta al consenso e alla
coesione sociale, è stata sempre inevitabilmente più preoccupata dell’immediato,
anche in assenza di sistematizzazioni della tassazione attraverso le aziende. Basta
vedere le cifre, per capire come il gettito annuale dei condoni sia stato sempre molto
superiore a quello dei controlli fiscali, conciliandosi peraltro bene con la tendenza
ad amministrare per legge e con quella degli uffici a non valutare la ricchezza non
registrata, spostando tale attività verso l’altro, verso il vertice, con una responsabi-
lità solo politica. Il lato oscuro dei condoni non consiste tanto nella rinuncia alle pos-
sibilità di controllo effettive, da cui deriva senza dubbio un gettito inferiore, ma nella
sensazione di debolezza della richiesta delle imposte. Alla lunga, quindi, la suddetta

66 R. Lupi, Compendio, cit., p. 155.
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