Page 18 - Forestale N. 84 gennaio - febbraio 2015
P. 18
l’acqua da 0 a 30 grami Beaumè semplicemente
venendo immersi e lasciati galleggiare. Ci mostra
anche l’ultimo cristallo di sale, tenuto sotto vetro
per proteggerlo dall’umidità, un blocco composto
da tanti cubetti regolari di sale bianchissimo. Ci fa
anche vedere un singolo cristallo di sale a forma di
piramide rovesciata, che si formava galleggiando
curiosamente a pelo d’acqua con la base in alto e la
punta in basso. Lo circondano altri strumenti sem-
plici ma efficaci, probabilmente costruiti un tempo
dagli operai stessi: pale, tubi, bilancieri, evaporime-
tri, tracce di un mondo scomparso ancora vivo nel
ricordo di tutti coloro che hanno vissuto e lavora-
to nelle Saline e che ancora rievocano con acque della vasca, stacca una crosta di sale da una
ammirazione la “cacciata”, lo strato di sale com- pietra piatta, si alza in piedi e ce la mostra. Quel
patto e brillante che si formava sul fondo delle singolare cristallo salato andrà a far parte della
vasche a fine lavorazione. piccola collezione di oggetti che i Forestali
mostrano ai bambini in visita alla Riserva, circa
dalle saline cinquemila l’anno: il sorriso sereno di Domenico,
alla riserva Naturale ex salinaro rimasto a vivere con la sua famiglia
nell’atmosfera incantata del Borgo delle Saline,
Nonostante la produzione sia cessata da molto viene invece immortalato in una foto che chiude-
tempo venendo del tutto rimpiazzata da quelle rà la carrellata di immagini racchiuse nel volume
attività di protezione, gestione e ricerca che tro- che il Corpo forestale dello Stato ha voluto dedi-
vano il loro fulcro nel Corpo forestale dello care alle Saline, al loro ambiente naturale, alla
Stato, il sale in realtà è ancora lì e continua spon- loro storia.
taneamente a formarsi, soprattutto nelle giornate
più calde e ventose di fine estate. Domenico ci
guida, infatti, verso quella che è forse la più bella
e singolare delle vasche della Riserva, la cosiddet-
ta “vasca di cristallizzazione”: priva di
collegamenti con il mare, veniva utilizzata come
deposito delle “acque madri” diluite solo dalle
piogge invernali. Grazie al lungo periodo di caldo
ed alla presenza di particolari microorganismi
quali la Dunaliella saline e varie alghe brune - che
rappresentano la base della catena alimentare di
molti uccelli quali i fenicotteri -, la vasca ha
assunto un bizzarro colore rosato appena pun-
teggiato dallo scintillìo di piccoli cristalli vaganti
sulla superficie, che ai bordi della vasca si accu-
mulano e concrescono trasformandosi in una
sinuosa e ruvida crosta di sale naturale. A dimo-
strazione di quanto possiamo già intuire
Domenico pesca una provetta d’acqua che si
rivela avere 25 gradi Beaumè, prossima alla cri-
stallizzazione e, quindi, a rinnovare la magia del
sale.
Mentre osserviamo i gesti antichi che tante volte
Domenico ha eseguito durante il suo lavoro, un
assistente della Riserva scende agilmente verso le
Il Forestale n. 84 - 19

