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Il Forestale n. 80 60 pagine  11-06-2014  16:54  Pagina 48




                 L’ERBAVOGLIO




                 Piantaggine                                Dioscoride, ad esempio, consigliava di usare la pian-
                 Plantago lanceolata             Fam. Plantaginaceae  taggine nella cura della dissenteria, dopo averla cotta
                                                            con aceto e sale, mentre nella cura dell’epilessia
                                                            andava bollita insieme alle lenticchie. Plinio definisce
                                                            la piantaggine “erba magica” per le sue numerose
                                                            proprietà curative, ma anche Ippocrate, Teofrasto,
                                                            Galeno la usavano nella cura di affezioni bronchiali,
                                                            epidermiche ed intestinali.
                                                            Ma gli usi della piantaggine nel tempo non si sono
                                                            limitati alla sola farmacopea, dove è usata general-
                                                            mente sotto forma di infuso o decotto, oppure in
                                                            estratto fluido, o in sciroppo, fin dai tempi più antichi,
                                                            infatti, è stata raccolta anche per essere consumata
                                                            come verdura economica e facilmente reperibile da
                                                            sola o in mescolanza ad altre erbe. Le foglie sono dis-
                 Spesso sono le erbe meno appariscenti e considerate  ponibili tutto l’anno e sono usate come radicchio,
                 a nascondere molteplici proprietà e a raccontare una  crude in insalata, fonte di vitamine e sali minerali,
                 lunga storia di utilizzi in cucina ed in farmacopea. Così  oppure cotte come gli spinaci. È bene utilizzare solo
                 è per la Piantaggine, pianta assai modesta che non ha  le foglie tenere, e per averne sempre in abbondanza,
                 mai esercitato nessun fascino, né per la bellezza dei  recidere tutto il cespo, eliminando quindi le foglie più
                 suoi colori, né per il profumo dei suoi fiori, ma che è  vecchie. Viene usata soprattutto nelle minestre, alle
                 sempre stata presente nella vita quotidiana della  quali dona un’intensa tinta verde e come ripieno di
                 gente, in quanto umile pianta della strada che fre-  tortelli, altri tipi di pasta, anche mescolata ad altre
                 quentemente incontriamo nei prati e ai bordi delle  verdure.        Bianca Maria Landi
                 strade dalla pianura alla media montagna.
                 Al genere Plantago appartengono diverse specie, tutte
                 più o meno affini  soprattutto dal punto di vista fitote-  Orzo con piantaggine, fagioli
                 rapico, ma, per la grandissima diffusione che ha nel  zolfini e pancetta croccante
                 nostro paese, prenderemo qui in considerazione la
                 Plantago lanceolata, una pianticella perenne facilmen-  Ingredienti per 4 persone:
                 te riconoscibile perché si presenta con una rosetta  • 350 gr. foglie di piantaggine,
                 basale di lunghe foglie carnosette ovato-lanceolate,  • 300 gr. orzo perlato,
                 percorse da 5 nervature principali parallele ben marca-  • scalogno,
                                                               • fagioli zolfini,
                 te e con lembi fogliari a margine intero. L’infiorescenza
                                                               • pancetta
                 è a spiga, portata su un lungo peduncolo e formata da
                 numerosi fiori che vanno dal bianco-rosato al gialliccio,
                                                               Procedimento: Cuocere l’orzo perlato in una quantità
                 che compaiono da aprile a giugno.
                                                               di liquido (2/3 d’acqua e 1/3 di acqua di cottura dei
                 Il nome Plantago deriva dal latino planta (pianta del  fagioli del purgatorio)  pari a circa il doppio del suo
                 piede) sia in virtù della somiglianza delle foglie alla  volume. Lavare le foglie di piantaggine e farle cuoce-
                 pianta del piede, sia per l’uso che ne facevano i vian-  re in acqua bollente per qualche minuto con un pizzico
                 danti che avevano la fortuna d’incontrarla sul loro  di bicarbonato; dopo averle scolate, strizzarle e smi-
                 cammino: nell’erbario dello Pseudo-Apuleio (Roma,  nuzzarle. In una padella far rosolare lo scalogno,
                 1481) era considerata una pianticella che, crescendo  aggiungere la piantaggine e qualche cucchiaiata di
                 per le strade, guardava passare gli uomini e gli ani-  fagioli zolfini lessati in precedenza, insieme a un po’
                                                               della loro acqua di cottura. A cottura quasi ultimata
                 mali e da questo traeva la sua virtù, quella di guarire
                                                               dell’orzo, aggiungerlo alle verdure in padella insieme
                 gli acciacchi che ci si poteva procurare camminando,
                                                               ad una punta di curry, regolare di sale e pepe e lasciar
                 compresa la stanchezza dei piedi.
                                                               cuocere un altro po’. Far rosolare la pancetta tagliata
                 Sin dalle epoche più remote sono infatti riconosciute
                                                               a striscioline sottili finchè non diventano dorate e croc-
                 a questa pianticella numerose proprietà astringenti,  canti. A cottura ultimata servire l’orzo con le
                 cicatrizzanti, diuretiche, emollienti, espettoranti, oftal-  striscioline di pancetta croccante ed un filo di olio
                 miche ed antistaminiche a livello epidermico:  extra vergine a crudo.

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