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UN UOMO UNA PIANTA
go, pubblicato nel 1601, nel quale Jean Robin racco-
glie l’elenco delle 1.300 specie coltivate nel giardino,
ovvero il “Catalogus stirpium tam indigenarum quam
exoticarum quæ Lutetiæ coluntur.” Ma più che a Jean
è a suo figlio Vespasien, che promuoverà e continue-
rà l’opera del padre portando da 1.300 a 1.800 il
numero delle piante esotiche coltivate del giardino e
pubblicando nel 1620 l’“Histoire des plantes nouvel-
lement trouvées en l’isle Virginie, lesquelles ont été
prises et cultivées au jardin de M. Robin” che Linneo
intende dedicare il nome dell’albero. Vespasien Robin
(1579-1662) botanico reale, come il padre, del Re
Enrico IV, compie diversi viaggi in Europa raggiungen-
do anche l’Africa diventando poi successivamente tra
i primi curatori del Jardin Royal des Plantes, poi
Jardin du Roi. Uno dei primi esemplari di robinia
messo a dimora da Vespasien Robin nel 1636, da
piantine nate nel giardino del padre, è l’albero più
antico di Parigi e si trova nello square René-Viviani-
Montebello, nei pressi della chiesa di Saint-Julien le
Pauvre nel 5° arrondissement, e nonostante abbia
subito i trascorsi del tempo, sia stato abbondante-
mente capitozzato e poi curato, oggi avvolto da un
edera che lo protegge con un recinto con tanta terra
fertile, è ancora vivo. Nel nome della specie pseudoa-
cacia, invece Linneo, volle specificare che si tratta di
una falsa acacia, un insegnamento che, però, sembra sia andato a vuoto, visto che ancora oggi alcuni con-
tinuano a chiamarla erroneamente acacia. Agli inizi
del novecento la coltivazione della robinia si è diffusa,
spesso spontaneamente, in Italia in quantità massic-
ce e per questo oggi è considerata specie invasiva.
Albero non longevo, è tra i primi ad insediarsi in ter-
reni degradati e questo per le sue notevoli peculiarità:
capacità di trattenere il terreno con le sue radici (uti-
lizzato quindi per tenere le scarpate e per essere
piantato accanto ai binari ferroviari); resistenza alle
basse temperature (anche venti gradi sotto lo zero);
rami spinosi e, quindi, non appetibili per gli animali,
intensa attività pollonifera (una robinia una volta
tagliata ricaccia in continuazione); tubercoli azoto-fis-
satori simbionti nelle radici; il suo legno brucia bene
anche quando è ancora umido e, quindi, è un buon
combustibile. Per la sua rapidità nella crescita e per il
meraviglioso odore dei fiori bianchi a racemi, dai quali
si estrae il miele di acacia, è stato uno degli alberi più
piantati in città nella seconda metà del novecento in
Italia, in particolare nelle sue cultivar senza spine la
“Bessoniana” e la “Umbraculifera”, dalla crescita
ridotta ma con grande chioma apportatrice di ombra,
rami inermi e rari fiori.
Antimo Palumbo
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