Page 270 - SilvaeAnno03n07-005-005-Sommario-pagg.004.qxp
P. 270

Il problema storico delle omesse demolizioni e una demolizione “ordinaria”


               competenza tutta la prassi dagli albori dell’ordinanza di sospensione
               dei lavori fino, nella chiusura dell’iter, al provvedimento finale che de-
               ve culminare con quegli strumenti che sono stati varati per far sì che
               l’opera illecita, nonostante tutto, non rimanga poi lì inalterata: l’abbat-
               timento coattivo o l’acquisizione al patrimonio pubblico. Queste due
               azioni terminali rappresentano il vero effetto reale di tutta la procedu-
               ra amministrativa, giacché tendono da un lato ad evitare che comun-
               que il titolare dei lavori abusivi usufruisca in modo praticamente defi-
               nitivo dell’opera illecita e dall’altro ad eliminare concretamente dal ter-
               ritorio l’opera stessa (o quantomeno a creare una fruizione a vantaggio
               pubblico con una forzata tolleranza, se possibile, con gli assetti urbani-
               stico-territoriali).
                  In caso di opere realizzate in aree protette il dirigente o responsabile
               dell’ufficio deve provvedere alla demolizione immediata di iniziativa,
               senza dover neppure attivare tutta la fase propedeutica dell’ordinanza
               di sospensione dei lavori e del successivo connesso iter temporale ed
               amministrativo.
                  Nel contempo il magistrato deve perseguire l’illecito per l’aspetto pe-
               nale, ma in teoria la procedura amministrativa dovrebbe essere già esau-
               rita, o quantomeno ad elevatissima fase, al momento del dibattimento.
                  Così incardinato, se rispettato, il sistema normativo evita certamente
               ogni rischio di presunte sovrapposizioni o interferenze giurisdizionali
               verso il campo amministrativo. Ma la realtà storica dei fatti, evidente
               sotto gli occhi di tutti ogni giorno, ha dimostrato che questa fase finale
               della procedura ben raramente (quasi mai) è stata portata avanti fino in
               fondo dalla P.A. (in altre parole, abbattimenti o acquisizioni sono stati
               casi sporadici e non la regola sistematica). Del resto questa osservazio-
               ne è confermata indirettamente dal fatto che concessioni in sanatoria
               ma soprattutto condoni tombali hanno visto masse enormi di abusivi-
               smi di ogni tipo perfettamente vivi e vitali affollarsi per pretendere il
               proprio turno: se le procedure amministrative fossero state rispettate
               fino in fondo, ben poche sarebbero state le opere abusive da condonare
               giacché gli abbattimenti o le acquisizioni avrebbero dovuto azzerarle si-
               stematicamente.
          Anno
                  Il legislatore nel 1985, evidentemente con una realistica intuizione,
          III
          -
          n.
          7
         282 SILVÆ
   265   266   267   268   269   270   271   272   273   274   275