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Infestanti arboree ed alberi infestanti


            raggiungono estensioni superiori all’ettaro, essendo interessanti mag-
            giormente i territori collinari e pedemontani non più coltivati, ma nel-
            l’insieme i terreni invasi sono moltissimi, ed in lento ma costante au-
            mento delle superfici, date le capacità competitive notevolissime e la vi-
            vacità delle specie in questione. Il problema è da sottolineare per diver-
            si motivi. In primo luogo è totalmente ignorato, cosa che determina
            l’assenza di qualunque forma organica di intervento o di lotta.
               Secondariamente, contro la diffusione di forme vegetali favorite dal
            fuoco si tende ad impiegare… il fuoco, rendendosi verosimilmente
            conto che tale mezzo di lotta è controproducente per diversi fattori, ma
            preferendo ottenere risultati immediati con poca fatica e trascendendo
            dai risultati a lungo termine.
               Le aree invase dalle specie infestanti agiscono inoltre da nuclei di ul-
            teriore diffusione.
               Soprattutto la vitalba trae vantaggio da questa situazione e posseden-
            do lunghe teste piumose sui frutti agevola l’opera del vento per provve-
            dere alla disseminazione su vaste e anche lontane superfici.
               Soprattutto in ambienti submontani e nel fondovalle, a microclima
            fresco ed umido, questa vera e propria insidia vegetale prolifera in ma-
            niera abnorme, espandendosi anche in aree mai interessate da incendi o
            abbruciamenti.
               A quote più elevate la specie infestante maggiormente presente è la
            felce aquilina. Normale componente della flora dei sottoboschi freschi ed
            ombrosi, questa specie cosmopolita vegeta fino ai 2.000 metri di quota.
               Grazie all’abuso del fuoco controllato e agli incendi molte praterie di
            montagna si sono trasformate in popolamenti di felce aquilina.
            Interventi corretti contro la felce sono quelli che prevedono il taglio del-
            le parti epigee, ripetuto a brevi intervalli ad ogni nuova emissione, in mo-
            do da eliminare le riserve di composti altamente energetici accumulate
            nel rizoma, con abbruciamento in zone localizzate dei residui vegetali.
               È impensabile impiegarli come foraggio per il rifiuto del bestiame di
            cibarsene, per il gusto sgradevole e la presenza inoltre nei tessuti vege-  5
            tali di principii cancerogeni. In generale, per un’efficace e corretta lotta  n.
            alle infestanti, è indispensabile che si vieti l’uso del fuoco sui terreni  -  II
            agricoli. Contro rovi e vitalbe, al taglio delle parti epigee deve seguire
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