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Disciplina dell’utilizzazione dei fanghi in agricoltura
re alle carenze di fertilità dello stesso. Negare a priori interventi di tal ti-
po potrebbe di fatto avallare il massiccio ricorso ai fertilizzanti con
conseguenze ancor più dannose rispetto ai “rischi”, connessi a com-
portamenti disvaloriali nella gestione, che le utilizzazioni dei fanghi de-
purati inevitabilmente comportano.
È noto come i fertilizzanti e le altre sostanze chimiche oltre a favori-
re i fenomeni di eutrofizzazione, laddove non assorbiti dai cicli produt-
tivi, si immettono nei corsi d’acqua o vengono assorbiti dal terreno con
effetti catastrofici per le falde e per le risorse idriche. D’altronde è an-
che vero che occorrerebbe considerare il fenomeno degli “effetti non
previsti”, tanto cari al nuovo diritto amministrativo in tema di procedi-
mento ambientale ed alle scienze che studiano gli ecosistemi, conside-
rato che la pericolosità di una sostanza non è una costante perché il suo
comportamento “fuori dal suolo” è quasi sempre diverso rispetto a
quello che avrebbe “nel suolo”. Si pensi, ad esempio, al cromo trivalen-
te, non considerato elemento a tossicità diretta, che nel terreno può tra-
sformarsi in cromo esavalente, sostanza assolutamente tossica per i si-
stemi biologici oppure a composti come le dinitroaniline le cui forme
evolutive possono essere assorbite dalle piante sotto forma di frazioni
umiche bassomolari con alto rischio di cancerogenità per gli utilizzatori
degli stessi vegetali. Peraltro nessun test di pericolosità (di germinazio-
ne, di inibizione della crescita di insetti o di nocività dei pesci), può es-
sere condotto fuori dal suolo. 1
Ma è altrettanto innegabile che l’antropizzazione e l’eccessivo sfrut-
tamento dei terreni agricoli, unitamente all’abbandono sempre più fre-
quente delle attività zootecniche, ha comportato a lungo andare l’impo-
verimento della sostanza organica del suolo e, conseguenzialmente,
l’esigenza di restituire al terreno agrario almeno una quota delle sostan-
ze asportate con le colture chiudendo “il cerchio della natura”, ovvero
restituendo ad essa almeno una quota di quanto le è stato sottratto.
Nel 2001, 150 scienziati di tutto il mondo riunitisi ad Erice hanno,
tra l’altro, chiesto ai Governi di favorire la chiusura dei cicli degli ele-
menti nutritivi del suolo e quindi la riutilizzazione di tutti i rifiuti in mo-
do naturale evitando, nei limiti del possibile, le collocazioni improprie
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quali, ad esempio, le discariche e l’incenerimento.
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