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La proprietà forestale


            costituite in riserva (integrali, orientate, di luoghi naturali ecc.).
               La Corte dei Conti, con decisione n. 855 del 1978, ha riconosciuto
            alla soppressa Azienda la figura di Organo dello Stato, stabilendo che
            continuasse con la denominazione di Gestione ex A.S.F.D.
               Così dal 1° gennaio 1978 inizia la difficile gestione “ex A.S.F.D.”, su
            quasi 76.500 ettari tra boschi ed alcune aziende agro–zootecniche e
            faunistiche; terminerà solo nel 2004, con l’emanazione della recente
            Legge di riordino del C.F.S.
               Si è trattato di un lungo periodo transitorio durante il quale la ex
            A.S.F.D. ha effettuato, comunque la si voglia vedere, una gestione con-
            servativa del patrimonio, impiegando in media circa 1.500 operai, con
            contratto di diritto privato, come esplicita la Legge 124 del 1985, per la
            gestione: di aree protette, di Riserve Naturali ed Integrali; di aree di rile-
            vante interesse naturalistico anche per conto del Ministero dell’Interno
            o di altri soggetti pubblici; di aziende pilota per la conservazione della
            biodiversità animale e per l’allevamento di cavalli da impiegare per scopi
            istituzionali; di centri per la produzione di sementi forestali selezionate.
               Negli ultimi anni, con il manifestarsi di crescenti bisogni volti alla
            tutela della biodiversità, e all’imporsi della “selvicoltura naturalistica”,
            anche l’attività gestionale dell’ex A.S.F.D. ha accelerato in tali direzioni,
            virando nettamente le “aziende pilota” da prototipi aventi anche risvol-
            ti commerciali, in Centri Nazionali per lo studio, la conservazione e la
            salvaguardia del patrimonio genetico di razze in via d’estinzione o per
            favorire la diffusione di fauna selvatica autoctona.
               Negli anni ’90 l’Azienda allevava, in modo estensivo, fauna selvatica
            in propri Centri, arrivando ad avere mediamente all’anno, 1.000 capi di
            ungulati tra daini, cervi, caprioli e 70.000 tra lepri, pernici, starne, fagia-
            ni, tutti animali rigorosamente di ceppo autoctono e dotati di marcate
            caratteristiche di rusticità e selvatichezza, atti al ripopolamento ed alla
            ricostituzione di particolari habitat.
               Attualmente tale attività  è stata fortemente ridotta nelle quantità
            allevate, per privilegiare ancor più la ricerca e la sperimentazione, così
            da poter aumentare la naturalità dei riproduttori.                           .3
               Vengono mantenute razze bovine minacciate d’estinzione  (come ad          oI-n
            esempio la Burlina, la Modicana, la Gerolese, la Garfagnina ed altre)        n
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