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cabina elettrica primaria. Se queste, dunque, sono le caratteristiche (così come
           genericamente  descrivibili  in  questa  sede)  delle  CER,  lo  specifico  ambito  di
           applicazione per la Difesa detiene delle proprie particolarità. Principalmente va
           compreso come le superfici e le strutture di competenza della Difesa rientrino
           tra le cosiddette “aree idonee” per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili.
           Non è certo questo un elemento di scarsa rilevanza: le “aree idonee” diventano
           il requisito essenziale per scavalcare molti degli orpelli burocratici, primo fra tutti
           quello di competenza delle sovrintendenze, che si frappongono per addivenire
           ad un’autorizzazione compiuta che porti all’effettiva realizzazione dell’impianto
           di  energia  rinnovabile.  Caserme,  aeroporti,  poligoni,  capannoni  e  superfici  in
           genere del demanio militare vengono quindi assimilate a superfici occupate da
           bacini artificiali, alle aree industriali dismesse, ad aree dove sono già installati
           impianti della stessa fonte, siti oggetto di bonifica, cave e miniere cessate, siti
           delle  Ferrovie  dello  Stato,  delle  autostrade,  degli  aeroporti,  ecc.,  divenendo
           quindi un’opportunità, sia per la Difesa che per le comunità locali, per sviluppare
           impianti da energia rinnovabile a servizio non solo delle strutture militari ma
           anche delle popolazioni interessate per vicinanze con dette strutture. Questa
           opportunità si pone in un contesto che, oltre ai citati obiettivi comunitari, si è
           acuito ancor più con le vicende geopolitiche e la necessità per le singole nazioni
           europee di divenire sempre maggiormente autonome per il proprio fabbisogno
           energetico nazionale. Peraltro, nell’esperienza italiana, non si partirebbe da zero:
           la società in house del Ministero della Difesa, Difesa Servizi Spa, ha già da anni
           iniziato  una  collaborazione  con  installatori  di  coperture  fotovoltaiche  per
           contribuire alle esigenze energetiche di varie strutture militari. Per tornare, però,
           al contesto europeo il paragone con quanto fin qui fatto in ambito nazionale è
           decisamente a nostro svantaggio: sono molte le nazioni della Unione  europea
           che  da  anni  hanno  intrapreso  una  importante  conversione rinnovabile delle
           aree  militari,  con  numeri  che  sicuramente  possono  essere  ripetuti  anche  in
           “ambito Italia” ma che al momento non sono ancora stati raggiunti. In tal senso,
           pertanto, il Governo ha inteso dotare il dicastero della Difesa, con il Ministro
           Guido Crosetto fattivo interprete, di una struttura operativa, nominando quale
           Commissario Speciale il Generale di Divisione CC Michele Sirimarco, affiancato
           da  due  vicecommissari  provenienti  uno  dal  Ministero  dell’Ambiente  e  della
           Sicurezza Energetica ed uno dal Ministero della Cultura. Il Generale Sirimarco,
           con  alle  spalle  esperienze  di  comando  in  prestigiosi  incarichi  in  ambito
           Carabinieri e Forze Armate, assume l’incarico di Commissario Speciale dopo un
           periodo di  comando quale  Capo di Stato Maggiore del Comando Unità Forestali




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