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la reimmissione di un selvatico, da sola, non è risolutiva. Deve essere
accompagnata da un lungo percorso, scientifico e politico. Comporta complessi
accordi per lo scambio di animali, e controlli di veterinari, esperti ed enti
faunistici. Esige, soprattutto, il consenso convinto delle tante parti coinvolte:
cacciatori, allevatori, agricoltori, enti turistici, associazioni ambientaliste,
naturalisti, enti di tutela.
Le preoccupazioni suscitate dal ritorno di un altro grande predatore sono diffuse,
ma gli studiosi concordano sul fatto che la lince non è così “ingombrante” nel suo
ambiente. Certo, a differenza del lupo e dell’orso, è un carnivoro assoluto ma a
parte i due mesi primaverili della riproduzione, è un animale solitario. Ogni
individuo controlla un territorio molto ampio. Non fa danni pesanti agli allevatori
e non entra realmente in competizione con i cacciatori. Anzi, elimina gli esemplari
più deboli tra le prede del suo “menu”, che comprende ungulati, lagomorfi, e altre
prede piccole. Piani di gestione accurati e allargati, intesi, come quello a cui si
appoggia UlyCA2, non più “a favore di una sola specie”, offrono alle
amministrazioni tutti gli elementi per decidere se e come proteggere i selvatici
autoctoni - un obbligo per i paesi che hanno firmato la normativa europea Habitat
Natura 2000 - e controllare che restino in equilibrio con le altre specie. L’uomo,
tra queste, è la più pericolosa, perché l’unica dotata di pregiudizi radicati. Mentre
scriviamo, arriva la notizia che Sofia, una delle cinque linci del progetto UlyCA2,
è stata uccisa da un bracconiere a Villach, in Austria, poco distante dal punto dove
era stata liberata. La Polizia federale lo ha già individuato e ad aiutarla sono stati
proprio altri cacciatori, perché chi commette reati del genere è quasi sempre
recidivo. La condanna per un gesto vigliacco come può esserlo la fucilata da
un’altana, col binocolo, a duecento metri di distanza, che ha cancellato due anni
di lavoro, si annuncia esemplare e particolarmente pesante: 17 mila euro di
sanzione, il risarcimento dei danni causati e fino a tre anni di carcere. Ma il
ripetersi di questi comportamenti distruttivi suggerisce che la strada più efficace
per evitarli non è la legge, ma la cultura: la formazione di esperti, e attraverso gli
esperti, l’informazione corretta, completa ed equilibrata, che contribuisca a una
conoscenza reale, e non solo emotiva, della realtà naturale.
La meraviglia che si accompagna alla scoperta dei fenomeni è indubbiamente la
porta principale, se non l’unica, della curiosità, che a sua volta è il motore della
scienza. Ma da sola non basta: anche lo stupore, se diventa abitudine, tende a
diventare la sua antitesi, che è la stupidità dei luoghi comuni. Perciò la scienza
non si fonda sulle emozioni, ma sulle convinzioni. Alla lince, così come all’orso, al
lupo, al castoro e a tante altre specie che si riaffacciano sui nostri ambienti si può
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