Page 60 - rivista-silvae-web
P. 60

la  reimmissione  di  un  selvatico,  da  sola,  non  è  risolutiva.  Deve  essere
           accompagnata da un lungo percorso, scientifico e politico. Comporta complessi
           accordi  per  lo  scambio  di  animali,  e  controlli  di  veterinari,  esperti  ed  enti
           faunistici.  Esige,  soprattutto,  il  consenso  convinto  delle  tante  parti  coinvolte:
           cacciatori,  allevatori,  agricoltori,  enti  turistici,  associazioni  ambientaliste,
           naturalisti, enti di tutela.
           Le preoccupazioni suscitate dal ritorno di un altro grande predatore sono diffuse,
           ma gli studiosi concordano sul fatto che la lince non è così “ingombrante” nel suo
           ambiente.  Certo, a differenza del lupo e dell’orso, è un carnivoro assoluto ma a
           parte  i  due  mesi  primaverili  della  riproduzione,  è  un  animale  solitario.  Ogni
           individuo controlla un territorio molto ampio. Non fa danni pesanti agli allevatori
           e non entra realmente in competizione con i cacciatori. Anzi, elimina gli esemplari
           più deboli tra le prede del suo “menu”, che comprende ungulati, lagomorfi, e altre
           prede piccole. Piani di gestione accurati e allargati, intesi, come quello a cui si
           appoggia  UlyCA2,  non  più  “a  favore  di  una  sola  specie”,  offrono  alle
           amministrazioni tutti gli elementi per decidere se e come proteggere i selvatici
           autoctoni - un obbligo per i paesi che hanno firmato la normativa europea Habitat
           Natura 2000 - e controllare che restino in equilibrio con le altre specie. L’uomo,
           tra queste, è la più pericolosa, perché l’unica dotata di pregiudizi radicati. Mentre
           scriviamo, arriva la notizia che Sofia, una delle cinque linci del progetto UlyCA2,
           è stata uccisa da un bracconiere a Villach, in Austria, poco distante dal punto dove
           era stata liberata. La Polizia federale lo ha già individuato e ad aiutarla sono stati
           proprio altri cacciatori, perché chi commette reati del genere è quasi sempre
           recidivo.  La  condanna  per  un  gesto  vigliacco  come  può  esserlo  la  fucilata  da
           un’altana, col binocolo, a duecento metri di distanza, che ha cancellato due anni
           di  lavoro,  si  annuncia  esemplare  e  particolarmente  pesante:  17  mila  euro  di
           sanzione,  il  risarcimento  dei  danni  causati  e  fino  a  tre  anni  di  carcere.  Ma  il
           ripetersi di questi comportamenti distruttivi suggerisce che la strada più efficace
           per evitarli non è la legge, ma la cultura: la formazione di esperti, e attraverso gli
           esperti, l’informazione corretta, completa ed equilibrata, che contribuisca a una
           conoscenza reale, e non solo emotiva, della realtà naturale.
           La meraviglia che si accompagna alla scoperta dei fenomeni è indubbiamente la
           porta principale, se non l’unica, della curiosità, che a sua volta è il motore della
           scienza. Ma da sola non basta: anche lo stupore, se diventa abitudine, tende a
           diventare la sua antitesi, che è la stupidità dei luoghi comuni. Perciò la scienza
           non si fonda sulle emozioni, ma sulle convinzioni. Alla lince, così come all’orso, al
           lupo, al castoro e a tante altre specie che si riaffacciano sui nostri ambienti si può




                                                  60
   55   56   57   58   59   60   61   62   63   64   65