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Ovviamente, tutte le energie sono rivolte al primo obiettivo: che sia alla portata,
           lo  dice  la  presenza  (insieme  al  Wwf)  delle  principali  associazioni  venatorie,
           strategica, per almeno tre ragioni. Perché conferma che la passione per la natura,
           l’esperienza sul campo e la vigilanza attiva dei cacciatori sono fondamentali nelle
           iniziative  di  tutela  della  fauna.  Poi,  perché  li  porta  a  dialogare  con  gli
           ambientalisti, aiutando  gli  uni  e  gli  altri  a  superare  i  rispettivi  massimalismi
           ideologici. Infine, perché lancia un messaggio positivo ad altre sigle del mondo
           venatorio  che,  non  soddisfatte  di  come  vengono  gestiti  lupi  e  orsi,  esitano  a
           credere al minor impatto della lince sulle popolazioni di ungulati, quando invece,
           come già detto, la biologia e le modalità di caccia del felino minimizzano i danni
           sia per la caccia, sia per la zootecnia. Determinante, per il successo di UlyCA2,
           non  sarà  solo  la  capacità  naturale  della  lince  di  rispondere  alle  sollecitazioni
           demografiche con le recenti reintroduzioni; sarà anche il grado di consapevolezza
           con cui la specie verrà accolta nel momento in cui il numero degli esemplari
           comincerà  a  renderla  “visibile”,  traguardo  che,  come  abbiamo  visto,  per  un
           animale  così  schivo,  mobile  e  diffidente,  non  sembra,  poi,  così  certo.  Non  di
           meno, UlyCA2 conta sull’aiuto di tutti. Più sarà ampio il tavolo della discussione,
           migliore sarà la gestione della lince, e anche degli altri selvatici, se il modello di
           partecipazione allargata funzionerà.
           Per una maggior efficacia dei contributi, gli organizzatori chiedono a chiunque sia
           interessato al dibattito, di far presenti le proprie osservazioni. Tra la necessità di
           costruire  un  solido,  se  non  unanime,  consenso  su  dati  obiettivi  e  quella  di
           verificare, sul campo e nel tempo, la compatibilità dei nostri habitat alpini con le
           esigenze biologiche della specie, l’obiettivo di avere di nuovo nuclei vitali, non è
           dietro l’angolo. Ma se, una notte o l’altra, sentiremo nei nostri boschi uno strano
           verso acuto, a metà tra l’abbaiare e il miagolio, non dovremo avere dubbi: è la
           lince che ringrazia. Ed è bene tenerlo a mente: lei vede meglio di noi, e molto più
           lontano.














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