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all’interno del sito in greening sono state individuate a loro volta due aree, una
           con  presenza  di  macchia  mediterranea  (Phillyrea  angustifolia  L.,  Pistacia
           lentiscus  L.)  e  una  senza  macchia  mediterranea.  Il  disegno  sperimentale  ha
           previsto l’individuazione di 8 piante campione per ciascuna delle aree di studio,
           per un totale di 24 piante campionate dalle quali sono stati prelevati campioni
           legnosi (carote) utilizzando una trivella di Pressler. Sono state rilevate anche le
           informazioni spaziali, ovvero le coordinate geografiche di ciascuna pianta (con
           sistema  GNSS)  nonché  realizzate  fotografie  e  assegnati  codici  identificativi
           univoci, redigendo una scheda di rilievo individuale (diametro e altezza misurati
           tramite  cavalletto  dendrometrico  e  ipsometro).  Le  carote  legnose  sono  state
           oggetto di una  classica analisi dendrocronologica  poiché  “l’analisi  degli anelli
           degli alberi è uno strumento potente per l’identificazione delle più importanti
           relazioni tra la crescita radiale degli alberi e il clima” (FRITTS, 1976). Da questa
           analisi,  è  stata  quindi  determinata  la  produttività  delle  piante  campionate  in
           termini di accrescimento annuo di area basimetrica (BAI). In particolare, tramite
           la lettura degli anelli e del relativo spessore ovvero della loro ampiezza anulare,
           cd. ring width, (grazie al sistema CCTRMD – CATRAS), è stato possibile risalire con
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           precisione anche all’età delle piante e, soprattutto, calcolare il BAI (BAI= π/4 (D -
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           (D-2i) )). In sostanza, l’operazione fondamentale dell’analisi di laboratorio è stata
           quella di misurare le ampiezze anulari per poi ricostruire gli incrementi di area
           basimetrica di tutte le piante campionate.
           Per quanto riguarda l’NDVI, trattasi di un indice adimensionale che rientra nella
           categoria   dei   cosiddetti   indici   spettrali   ed   in   particolare   degli   indici   di
           vegetazione,   ampiamente      investigato   poiché   assicura   una    buona
           rappresentatività  dei  trend  di  vegetazione.  Ciò  significa  che  è  considerabile,
           come  altri  dati  derivanti  da  informazioni  spaziali,  “un  buon  proxy  della
           produttività  della  vegetazione  potendo  garantire  prolungate  registrazioni
           osservative di molte parti del mondo” (SOLANO et al, 2022). Nello studio, l’NDVI
           delle aree investigate è stato rilevato per un periodo di 21 anni, dal 2000 al 2022,
           utilizzando la piattaforma open source “Earth map” (www.earthmap.org). Da
           questa piattaforma sono stati estrapolati i dati (NDVI/anno) permettendo così di
           scaricare un andamento annuale dell’indice di vegetazione e rendendolo così
           associabile  al  ring  width,  esso  stesso  riferito  al singolo  anno di  crescita  della
           pianta. Di conseguenza è stato possibile verificare la corrispondenza temporale
           tra queste due variabili, confrontando così le serie di NDVI e le serie di BAI. Le
           successive  fasi  dello  studio sono  state  l’analisi  dei trend  di  produttività  e  la
           modellizzazione  della  produttività,  basandosi  su  metodi  statistici  in  grado di




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