Page 40 - rivista-silvae-web
P. 40

proprio  per  l’importante  funzione  di  barriera  naturale  contro  l’erosione
           esercitata dai venti marini.
           Dal punto di vista forestale, la riserva è oggi considerabile una pineta di pino
           domestico e di pino marittimo di origine artificiale. Dal punto di vista cronologico,
           si  tratta  di  un  soprassuolo  coetaneo  su  vaste  superfici,  ottenuto  grazie  al
           susseguirsi  di  articolate  attività  selvicolturali,  avviate  con  azioni  di
           consolidamento  e  ricolonizzazione  delle  sabbie,  tipiche  dell’ingegneria
           naturalistica. Questo per massimizzare, come detto, la funzione protettiva, ma
           anche  per  introdurre  all’epoca  un  importante  funzione  produttiva  (legname,
           pinoli, resina). Attualmente, il grande valore paesaggistico ed ecologico del bosco
           è messo in pericolo da una serie di criticità di natura fitosanitaria, climatica e bio-
           statica. Infatti, alla crisi del pino contribuisce significativamente l’ingresso del
           cuneo salino dal lato laguna, derivante da una modifica del regime idrico per
           finalità di pescicoltura. A questo si è aggiunto un evento meteorico estremo, un
           downburst,  che  nel  2019  ha  causato  lo  schianto  di  circa  2.600  metri  cubi  di
           legname  nonché  le  attività  trofiche  di  insetti  e  mammiferi  (ungulati),  serio
           problema per la rinnovazione delle due specie forestali principali. L’area della
           riserva,  inoltre,  rientra all’interno  dell’habitat  protetto  della Direttiva  Habitat
           dell’UE  in  quanto  di  notevole  interesse  per  il  suo  rischio  di  scomparsa  dal
           territorio europeo, (ZPS IT51A0028 “Duna di Feniglia”- Dune con foreste di Pinus
           pinea e/o  Pinus pinaster) e  sostanzialmente  collegata  all’altra  area protetta ai
           sensi della Direttiva Habitat, la ZSC-ZPS IT51A0026 “Laguna di Orbetello”.

           Obiettivi dell’approccio innovativo

           L’approccio  integrato  per  il  monitoraggio  della  funzionalità  dell’ecosistema
           forestale,  è  stato  sviluppato  e  testato  basandosi  sulla  possibile  correlazione
           statistica  tra  l’indice  di  vegetazione  NDVI  (Normalized  Difference  Vegetation
           Index) e l’incremento di area basimetrica BAI (Basal Area Increment). L’NDVI,
           infatti,  è  stato  riconosciuto  dalla  bibliografia  scientifica  come  un  ottimo
           parametro per verificare i trend vegetativi degli ecosistemi forestali, valutandone
           cioè  un  miglioramento  o  peggioramento  nel  tempo.  L’incremento  di  area
           basimetrica, invece, è un parametro che fornisce indicazioni di quanto la pianta
           cresce nel corso del tempo e di conseguenza, permette di analizzarne il trend di
           produttività.  Questi  due  parametri,  rilevati uno a  terra  (BAI)  e  l’altro  tramite
           l’utilizzo di tecniche di  remote  sensing (NDVI) possono  essere correlati tra loro
           Per  verificare  una  corrispondenza  nei  trend   di  crescita  di   produttività  ( cd.




                                                  40
   35   36   37   38   39   40   41   42   43   44   45