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proprio per l’importante funzione di barriera naturale contro l’erosione
esercitata dai venti marini.
Dal punto di vista forestale, la riserva è oggi considerabile una pineta di pino
domestico e di pino marittimo di origine artificiale. Dal punto di vista cronologico,
si tratta di un soprassuolo coetaneo su vaste superfici, ottenuto grazie al
susseguirsi di articolate attività selvicolturali, avviate con azioni di
consolidamento e ricolonizzazione delle sabbie, tipiche dell’ingegneria
naturalistica. Questo per massimizzare, come detto, la funzione protettiva, ma
anche per introdurre all’epoca un importante funzione produttiva (legname,
pinoli, resina). Attualmente, il grande valore paesaggistico ed ecologico del bosco
è messo in pericolo da una serie di criticità di natura fitosanitaria, climatica e bio-
statica. Infatti, alla crisi del pino contribuisce significativamente l’ingresso del
cuneo salino dal lato laguna, derivante da una modifica del regime idrico per
finalità di pescicoltura. A questo si è aggiunto un evento meteorico estremo, un
downburst, che nel 2019 ha causato lo schianto di circa 2.600 metri cubi di
legname nonché le attività trofiche di insetti e mammiferi (ungulati), serio
problema per la rinnovazione delle due specie forestali principali. L’area della
riserva, inoltre, rientra all’interno dell’habitat protetto della Direttiva Habitat
dell’UE in quanto di notevole interesse per il suo rischio di scomparsa dal
territorio europeo, (ZPS IT51A0028 “Duna di Feniglia”- Dune con foreste di Pinus
pinea e/o Pinus pinaster) e sostanzialmente collegata all’altra area protetta ai
sensi della Direttiva Habitat, la ZSC-ZPS IT51A0026 “Laguna di Orbetello”.
Obiettivi dell’approccio innovativo
L’approccio integrato per il monitoraggio della funzionalità dell’ecosistema
forestale, è stato sviluppato e testato basandosi sulla possibile correlazione
statistica tra l’indice di vegetazione NDVI (Normalized Difference Vegetation
Index) e l’incremento di area basimetrica BAI (Basal Area Increment). L’NDVI,
infatti, è stato riconosciuto dalla bibliografia scientifica come un ottimo
parametro per verificare i trend vegetativi degli ecosistemi forestali, valutandone
cioè un miglioramento o peggioramento nel tempo. L’incremento di area
basimetrica, invece, è un parametro che fornisce indicazioni di quanto la pianta
cresce nel corso del tempo e di conseguenza, permette di analizzarne il trend di
produttività. Questi due parametri, rilevati uno a terra (BAI) e l’altro tramite
l’utilizzo di tecniche di remote sensing (NDVI) possono essere correlati tra loro
Per verificare una corrispondenza nei trend di crescita di produttività ( cd.
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