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chiara una condizione di produttività inferiore, ovvero di sofferenza, delle fasce
           più esterne della pineta. Queste risulterebbero infatti sottoposte a un’azione più
           intensa sia di fattori di disturbo abiotici (aerosol marino, cuneo salino, velocità e
           forza  del  vento)  sia  legati  alle  condizioni  microclimatiche  (insolazione,
           evapotraspirazione). Tali  caratteristiche  micro-ambientali,  sono in  sostanza  da
           considerare sensibilmente differenti rispetto a quelle delle aree più interne. In
           queste  ultime,  infatti,  i  livelli  di  BAI  osservabili  dalla  mappa,  testimoniano  la
           presenza di condizioni di produttività migliori, anche per un probabile effetto
           protettivo reso proprio dalle fasce più esterne della pineta. In conclusione, le
           differenti  condizioni  di  produttività  evidenziate  dalla  mappa,  trovano
           corrispondenza anche con quanto mostrato dalla mappa del trend di NDVI. In
           quest’ultima,  infatti,  si  osservano  dei  valori  di  indice  fotosintetico  ripartiti  a
           livello  spaziale  nella  stessa  modalità dei  valori di  BAI.  Per  avere  un  riscontro
           pragmatico di questi risultati ovvero sulla gestione della riserva, grazie ai prodotti
           cartografici  ottenuti  (mappa  del  trend  di  NDVI  e  mappa  dei  BAI),  è  possibile
           indirizzare  una  maggiore  attenzione  a  quelle  zone  della  pineta  in  cui  la
           produttività ovvero la funzionalità delle aree forestali, risulta maggiormente in
           sofferenza.

           Prospettive future

           L’obiettivo dello studio è stato quello di approntare e proporre una modalità
           innovativa al monitoraggio degli ecosistemi forestali gestiti dal CUFAA, basata su
           dati rilevati a terra e su dati provenienti da immagini satellitari. Questo nuovo
           approccio  al  monitoraggio  degli  ecosistemi  forestali  sviluppato  nella  Riserva
           naturale statale di Duna Feniglia, ha dimostrato come a partire da dati satellitari
           è possibile spazializzare, sulla base di un modello costruito da analisi puntuali in
           campo, i valori di produttività dell’intero soprassuolo. Il modello, infatti, è stato
           sviluppato integrando informazioni derivanti dalla tecnologia satellitare e dalle
           tradizionali tecniche dendrocronologiche. Proprio da questo binomio deriva una
           grande  potenzialità  dell’approccio  proposto,  in  considerazione  anche  della
           semplicità complessiva nell’acquisizione delle informazioni di base. Da un lato,
           infatti,  l’approccio  integrato  prevede  misurazioni  e  prelievi  “in  campo”
           ordinariamente  effettuati  o  facilmente  realizzabili  dai  Reparti  operanti  sul
           territorio, impiegando pochi e tradizionali strumenti riconducibili alla disciplina
           selvicolturale  (rilievo  dendrometrico, prelievo  di  carote legnose).
           Dall’altro,  la possibilità  di scaricare  dati da analisi  satellitari liberamente  messi



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