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Tevere. Amministrativamente ricade nei comuni di Rocca di Papa, Grottaferrata,
           Marino, Ciampino e Roma (Municipi VII e VIII).
           Condizionato dall’andamento centrifugo dell’idrografia originata dai Colli Albani,
           l’Almone presenta un bacino stretto e allungato di 4.536 ha, con un reticolo a
           coda di cavallo; oltre il 50% della sua superficie è occupato da edifici, di tipo
           residenziale - continui e discontinui - e industriali, tra cui coperture destinate a
           importanti infrastrutture di collegamento (SS7 Appia, Aeroporto di Ciampino,
           direttrici ferroviarie per Cassino e Formia). La vegetazione naturale copre solo il
           15,85 % del bacino, mentre la rimanente matrice agricola (seminativi, colture
           orticole, vigneti) si presenta molto frammentata, data l’urbanizzazione diffusa
           nell’area  pedemontana  dei  Castelli  Romani  e  nelle  residuali  aree  libere  della
           periferia SE di Roma.
           Per le profonde modifiche subite, anche storiche, date da rettifiche e immissioni
           in  alveo, prima tra tutte quella  del fosso  dell’Acqua Mariana, il bacino presenta
           da  monte  a  valle  una  differente  denominazione  dei  singoli  tratti,  che  non
           contribuisce certo alla sua unitarietà, come ben documentato nel report del CPC.
           Vanno poi segnalati i tratti tombati lungo via delle Calcare (Rocca di Papa), lungo
           la pista ciclabile di Ciampino e infine nel basso corso, ove le acque dell’Almone
           sono attualmente condotte tramite fognatura – poco a monte di Circonvallazione
           Ostiense – al depuratore di Roma sud.
           Geologicamente,  il  bacino  è  occupato  dalle  coltri  piroclastiche  del  recente
           vulcanismo dei Colli Albani, con tufi e pozzolane prevalenti e lave subordinate,
           ben rappresentate dalla colata di Capo di Bove su cui insiste la via Appia Antica.
           Al substrato geologico vanno correlate le cavità sotterranee, scavate in passato
           per sepoltura (Catacombe di San Sebastiano, di San Callisto) e come prodotto più
           recente delle numerose cave di prestito gestite in sotterraneo; in alcuni tratti il
           crollo delle volte ha determinato voragini (sink hole), ben testimoniate nella valle
           della  Caffarella.  Alcune  aree  nel  bacino,  per  le  proprie  caratteristiche  di
           rappresentatività geologica, sono classificate come “geositi” nei lavori di Regione
           Lazio e di SIGEA.
           Il regime idrologico dell’Almone, come testimoniano le misure di portata, ormai
           storiche,  presenta  una  perennità  anche  nel  periodo  estivo,  sostenuto
           dall’apporto della falda acquifera superficiale, come confermato da osservazioni
           speditive  dello  scrivente  nel  periodo  2020/2021.  Ad  influenzare  il  regime
           contribuiscono le immissioni artificiali (di acque depurate, di scarichi autorizzati
           e non, convogliate da pavimentazioni stradali). In altri casi sono le acque scolanti
           in passato in alveo ad essere sottratte, come nel caso del collettore fognario a




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