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dell’Almone a Roma, via delle Calcare a Rocca di Papa), e diffusi «usi incongrui»
del territorio, primo tra tutti l’abusivismo, non sempre di necessità.
Infine, la pesante urbanizzazione determina un forte pendolarismo in questo
quadrante SE, con rilevanti flussi automobilistici (Via Appia Nuova, via Appia
Pignatelli) e ferroviari (direttrici per Cassino e Formia) da e per Roma centro.
Stakeholder
L’assetto ubano e periurbano del bacino, a forte densità abitativa e con molti
soggetti parte in causa, ha reso sinora problematica la governance condivisa delle
acque.
A soggetti istituzionali come ACEA, azienda che regola il ciclo delle acque, alle
due Aree Naturali Protette che hanno per missione la salvaguardia degli
ecosistemi, ai Comuni che gestiscono la depurazione degli scarichi civili, al
Consorzio di Bonifica che cura le manutenzioni in alveo all’esterno del Comune
di Roma, alla Città Metropolitana Roma Capitale che sovraintende
l’autorizzazione degli scarichi, ai gestori delle infrastrutture stradali, ferroviarie e
aeroportuali, si affiancano aziende agricole e zootecniche, circoli sportivi e
numerose associazioni di volontariato (CPC, Ciampino Bene Comune, Roma
Cammina, Humus, Volontari Parco Acquedotti, Hortus urbis, Retake).
Analogamente ai tanti bacini in situazioni periurbane, come quelli lombardi su
cui - non a caso - sono state avviate in Italia le prime esperienze sui CdF dai primi
anni 2000 (Olona, Seveso, Lambro), il quadro per l’Almone presenta una difficile
armonizzazione dei tanti interessi, talora contrapposti, ed evidenzia lentezze e
ostacoli al coinvolgimento attivo degli stakeholder nella prosecuzione del
processo di risanamento. Non ultimo, il problema del riordino di competenze in
materia di gestione idrica, tra Consorzio di Bonifica (ora del Litorale Nord) e i
Municipi di Roma Capitale, a rendere problematica la definizione stessa dello
status del corpo idrico: ancora collettore fognario o finalmente fiume?
Stato dell’arte e interventi progettuali
La raccolta e analisi dei documenti editi, i rilievi in alveo del PRAA, gli spunti
operativi forniti dal PRCR e del CPC hanno portato nel dicembre 2021 alla
pubblicazione del DAC di fase 2, confermando il quadro a “luci ed ombre”
gravante sul bacino.
Ne sono derivati “de plano” gli assi strategici di intervento (fase 3 del CdF),
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