Page 229 - 103-118 LAGOMARSINO, COSTANTINI, PAGLIAI II bozza:orientamento I bozza
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Rinnovazione del pino d’Aleppo sul legno morto
come appare ben documentato nelle foto a corredo di que-
st’articolo.
Considerando la frugalità del Pino d’Aleppo ed il carattere spic-
catamente pioniero della specie, appare possibile che una tale
possibilità di germinazione dei suoi pinoli esista anche all’inter-
no di cavità in alberi di specie diversa, quale potrebbe essere ad
es. il Leccio, che nelle nostre regioni costiere condivide con il
Pino d’Aleppo, se non proprio l’habitat (si tratta infatti di una
specie ben più esigente del Pino per quanto riguarda svariati
parametri, oltre che in possesso di attitudini ben diverse,
entrambi fattori che fanno sì che dove vegeta il Pino d’Aleppo
non sempre possa analogamente vegetare il Leccio), almeno la
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fascia fitoclimatica .
I casi rilevati sembrerebbero comunque indicare, pur con le pos-
sibilità prima ipotizzate (che si riferiscono peraltro alla sola ger-
minazione dei pinoli) che, per quanto attiene alla sopravvivenza
a tempo indeterminato delle giovani plantule radicate sul legno
morto, si possa trattare di un processo “specie-specifico”, cioè
che, al pari di quanto avviene per l’Abete rosso, il Pino d’Alep-
po si rinnovi sui tronchi di altri Pini d’Aleppo e non su quelli di
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altre specie .
A seconda dello stato di degradazione del legno della Conifera,
è poi possibile rilevare delle differenze in ordine alla diversità
specifica delle plantule che emergono da esso.
3 Un’evenienza del genere è però forse difficilmente realizzabile nella pratica, perché il seme
del Pino d’Aleppo, benché provvisto di ala, non si presta, a causa delle sue dimensioni e del
suo peso, ad essere trasportato lungo grandi distanze. Affinché si possa verificare un proces-
so come quello descritto, il tronco di Leccio a terra dovrebbe essere sotto la pineta di Pino d’A-
leppo, eventualità che pare più teorica che effettiva, in quanto ciò presupporrebbe che la pine-
ta si sia insediata dopo la lecceta, ossia secondo una successione serale inversa a quella che
avviene di regola. Il discorso meriterebbe comunque una certa attenzione, in quanto nella
realtà avvengono fenomeni variegati e complessi e la casistica realizzabile è come sempre
sfaccettata. Così, si potrebbe ipotizzare che la pineta sia stata impiantata dopo il taglio della
lecceta, ma non si vede per quale motivo un terreno sufficientemente evoluto ed in grado di
sostenere una lecceta debba essere utilizzato con una specie tipicamente frugale e preparato-
ria come il Pino d’Aleppo. Oppure si potrebbe immaginare che la lecceta sia stata interessata
da un incendio e che il Pino d’Aleppo vi sia diffuso, naturalmente o per mano antropica, suc-
cessivamente, ma anche in questo caso si tratta di un’eventualità riconducibile al caso prece-
dente, in quanto un terreno come quello che ospitava una lecceta potrebbe ospitare popola-
menti di interesse ben maggiore che non la pineta di Pino d’Aleppo.
4 È facilmente verificabile come il seme del Pino d’Aleppo abbia la possibilità di germinare
nelle cavità di un tronco come su un altro qualsiasi substrato in grado da fungere da “conte-
nitore” di un adeguato substrato di radicazione, senza peraltro che ciò possa consentire, allo
stesso modo, di ipotizzare che il semenzale che così ha avuto origine sia altrettanto automati-
camente considerabile in grado di approfondire le radici nel legno del tronco stesso, a pre-
scindere dalla specie di appartenenza.
232 - SILVÆ - Anno VI n. 14

