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Rinnovazione del pino d’Aleppo sul legno morto
Tab. 1 - Elenco delle Gimnosperme di interesse forestale viventi nella fascia basale mediterranea
ed al limite superiore della vegetazione arborea. Non sono state inserite le specie che, benchè
arboree o potenzialmente tali, non costituiscono boschi: così, nella prima colonna non sono state
inserite le specie importate a fini ornamentali (Cupressus macrocarpa, Cupressus glabra, ecc.); allo
stesso modo, benchè il genere sia rappresentato tanto al livello del mare quanto ai limiti supe-
riori della vegetazione arborea, non è stata inserita nessuna specie di Juniperus.
Come già accennato brevemente all’inizio, e come peraltro è ben
intuitivo, essendo gli ambienti significativamente diversi a secon-
da dell’altitudine, analogamente diverse saranno le esigenze eco-
logiche degli alberi in grado di vegetare nelle differenti fasce fito-
climatiche. Al punto che, se è abbastanza frequente la trasgres-
sione delle specie tipiche di una fascia nelle adiacenti fasce infe-
riore e superiore, ad una qualsiasi quota non si verificherà mai –
eccetto che nel caso delle specie cosiddette plurizonali, il cui
nome basta peraltro da solo a non consentire di configurare tali
specie come esclusive di una data fascia – il pieno rigoglio di spe-
cie tipiche di fasce altimetriche sensibilmente diverse. Quando si
verifica la presenza di alberi a quote le cui condizioni sono al di
fuori dei limiti imposti dalle esigenze ecologiche della specie
arborea, si tratta sempre di episodi temporanei o indotti artifi-
cialmente, cui fa difficilmente riscontro una piena efficienza
vegetativa e riproduttiva, e praticamente mai la possibilità di per-
petuazione naturale dei popolamenti della specie stessa.
Stando così le cose, appare evidente che, sebbene a parere dello
scrivente non sia mai il caso di soppesare troppo drasticamente
le caratteristiche ecologiche di un ambiente per verificarne la
perfetta rispondenza alle esigenze note di una specie (la variabi-
lità, anche intraspecifica, degli esseri viventi è sufficiente da sola
a dissuaderci dal costruire delle “gabbie” troppo rigorose entro
cui delimitare categoricamente le possibilità di sopravvivenza
degli organismi), non è pensabile che una specie possa formare
popolamenti stabili a quote sensibilmente diverse da quelle che
ad essa sono più confacenti.
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