Page 225 - 103-118 LAGOMARSINO, COSTANTINI, PAGLIAI II bozza:orientamento I bozza
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Rinnovazione del pino d’Aleppo sul legno morto

































                  Foto 1 – Giovane Pino d’Aleppo nato da uno dei pinoli depositatisi sul tronco caduto a terra;
                  diversi pinoli non germinati sono visibili nella foto.
                  superiori della vegetazione arborea, non si fa riferimento all’au-
                  toctonia o all’esoticità delle diverse specie, in quanto a rigore il
                  Cipresso comune, il Pino domestico e lo stesso Pino d’Aleppo
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                  non sono da considerarsi specie autoctone .
                  Mentre il genere Pinus è rappresentato nel panorama forestale ita-
                  liano da molte specie la cui variegata eterogeneità in termini di esi-
                  genze ecologiche ne permette una rappresentatività pressoché in
                  tutte le fasce fitoclimatiche, il genere Picea, rappresentato in Italia
                  dal solo Abete rosso (Picea abies), pur manifestando una certa ten-
                  denza alla diffusione nella fascia superiore e soprattutto in quella
                  inferiore, è caratteristico di una ben determinata fascia fitoclimati-
                  ca, quella del Picetum, che prende il nome dalla specie stessa.

                  1 Il Cipresso è originario della Grecia insulare, da cui è stato diffuso in tutto il bacino del Medi-
                    terraneo e pressochè in tutto il mondo, mentre si ritiene che il Pino domestico sia originario
                    dell’Asia minore, zona geografica dalla quale sarebbe stato importato dagli antichi Romani.
                    Per quanto riguarda il del Pino d’Aleppo, sarei propensenso ad avere dei dubbi circa l’indi-
                    genato sul Gargano; a maggior ragione, motivati dubbi sarebbero da porre per le pinete del
                    Tarantino, pure considerate autoctone, ma il cui impianto potrebbe essere, a parere di chi scri-
                    ve, ascritto all’attività colturale dei monaci del XIX Secolo, specialmente dei Benedettini, che
                    tanto ruolo hanno avuto nella diffusione di alcune piante arboree oggetto di interesse selvi-
                    colturale.

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