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Il caso “Bari 2005”: una tragedia annunciata
zione di opere destinate alla difesa del suolo nazionale, cito
quale esempio le sistemazioni montane. Quali potrebbero
essere attualmente, secondo lei, le migliori politiche nazionali
e locali indirizzate ad individuare opportune scelte tecniche di
difesa del suolo.
Nel mio piccolo parlo come Presidente dell’Ordine dei Geologi
della Puglia sto cercando di proporre una convenzione con il
Dipartimento della Protezione Civile della Regione che possa
prevedere la costituzione di presidi geologici territoriali. Tali
presidi potrebbero fungere da terminali di osservazione e di
monitoraggio di quelle aree distribuite sul territorio regionale
che possono presentare elementi di potenziale rischio.
Che idea ha del cittadino che prima si costruisce la casa ai
piedi di un pendio, o all’interno di una lama, e poi si dispera
ed impreca dopo che l’acqua gli ha portato via tutto?
È esattamente l’espressione della mancanza di leggi chiare o che
non sostengano gli abusi con le sanatorie. La prevenzione negli
strumenti di pianificazione territoriale può essere la chiave di
volta per evitare situazioni di esposizione al rischio… ma vanno
effettuati anche i controlli sul territorio.
Nel ringraziare il prof. Reina per il prezioso contributo prodotto per questo focus, in
qualità di operatore impegnato in prima linea insieme a tanti colleghi nell’azione di
monitoraggio e difesa del territorio dagli attacchi destabilizzanti lo stesso, sento di dover
evidenziare e ribadire l’importanza che l’azione di polizia forestale ancora oggi riveste
per il perseguimento delle citate finalità di difesa. La piaga dei tagli abusivi e furtivi che
ancora affliggono anche su larga scala il nostro territorio, insieme agli ormai fortunata-
mente desueti dissodamenti, costituisce la prima criticità da contrastare con decisione
grazie anche ad un supporto normativo che sub specie appare meno deficitario rispetto
a quello di altri settori del diritto dell’ambiente. Così come primaria deve essere l’azio-
ne di prevenzione e lotta a quelle peculiari forme di abusivismo edilizio il cui esito è stato
ed è quello di intasare lame e zone vallive così ostruendo il regolare flusso delle acque e
favorendo le esondazioni, con tipici consequenziali piagnistei di massa. La sostenibilità
passa anche da questi obiettivi, ed in qualità di operatori ambientali abbiamo il dovere
di farlo capire soprattutto alle giovani generazioni, attraverso l’educazione nelle scuole,
visto che gli adulti purtroppo …..
200 - SILVÆ - Anno VI n. 14

