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Paesaggio e dissesto idrogeologico: le risposte dell’uomo


            capoluogo Bagnoregio è andato sempre più assottigliandosi,
            fino a scomparire. Ciò ha costretto gli amministratori a costruire
            prima un ponte, demolito anche questo dai processi erosivi, e
            poi l’attuale passerella pedonale (Fig. 1 Civita).
            Dal punto di vista paesaggistico, il borgo “appollaiato” sul colle,
            circondato da processi erosivi che tendono a demolirlo, diventa
            fonte di emozione e assume un forte valore culturale, per cui i
            dissesti da detrattori tendono a diventare elementi di qualifica-
            zione paesaggistica.





























            Fig.1 – Il bacino calanchivo di Civita e la passerella che la collega a Bagnoregio. L’antico borgo
            era collegato a Bagnoregio fino ai primi anni del 1600 con una strada di accesso; poi gli eventi fra-
            nosi e l’erosione accelerata demolirono poco alla volta il crinale sul quale correva la strada, per
            cui si fu costretti a costruire un ponte. Successivamente i dissesti continuarono a colpire il terre-
            no sul quale appoggiava il ponte, che crollava e che veniva ricostruito più volte (Fonte: Margot-
            tini, 1999).

            Un altro imponente fenomeno di dissesto fu quello che colpì
            Sarno. Nel Salernitano, nell’Avellinese e nel Casertano piovve
            intensamente per sei giorni di seguito. I tufi vulcanici incoeren-
            ti, derivanti prevalentemente dall’eruzione del Vesuvio del ’79
            d.C., ricoprono i rilievi carbonatici diffusamente in tutta l’area e
            presentano una elevata mobilità se sollecitati da intense precipi-
            tazioni. Come conseguenza, dalla sommità e dai fianchi di Pizzo


                                                            SILVÆ - Anno VI n. 14 - 127
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