Page 119 - 103-118 LAGOMARSINO, COSTANTINI, PAGLIAI II bozza:orientamento I bozza
P. 119
Paesaggio e dissesto idrogeologico: le risposte dell’uomo
del tempo geologico – talune aree di crosta terrestre partecipi di
più vasti fenomeni.
Ciò, peraltro, non deve scoraggiarci, perché da un canto rallen-
tare fino a rendere, sul piano pratico, nulli per vari decenni i
fenomeni alterativi dell’assetto geomorfologico di una zona è
già un risultato altamente proficuo; dall’altro perché il ricono-
scere l’entità e lo svilupparsi nel tempo di taluni fenomeni per-
mette di prendere tutte quelle decisioni operative atte ad
annullare o limitare danni materiali e umani. Infatti non va sot-
tovalutato che tutte le opere che noi realizziamo hanno una
durata, e altresì un periodo di ammortamento, che non va oltre
qualche generazione.
Però va anche detto che in molti casi l’uomo, nei tempi passati
ma specialmente oggi, ha accelerato o innescato tali processi
naturali catastrofici, oppure ha trasformato il territorio renden-
dolo molto vulnerabile a questi processi.
Infatti svariati sono gli interventi umani che hanno causato
dissesti, come il sovraccarico delle pendici mediante manufat-
ti, oppure gli sbancamenti al piede dei versanti, o il prelievo
eccessivo di fluidi o di minerali dal sottosuolo; d’altra parte le
calamità, anche quelle che hanno origine del tutto naturale,
potrebbero avere effetti contenuti se, ad esempio, l’acqua
caduta in quantità “eccezionale” trovasse a riceverla un suolo
ben difeso da boschi o da opere idrauliche efficaci e opportu-
namente disposte, oppure se non si fosse costruito negli alvei
di piena. Pertanto questi processi, specialmente quando si
manifestano sotto forma di eventi catastrofici, non sempre si
possono definire naturali, o almeno non del tutto tali, ed è
quindi irresponsabile giustificarli come “ineluttabili”, in parti-
colare laddove si ripresentano sistematicamente a colpire il
territorio e l’uomo stesso (Roubault, 1973). Quegli eventi natu-
rali che si trasformano in tragedie umane a causa dell’inter-
vento errato, inopportuno o addirittura per il mancato inter-
vento preventivo da parte dell’uomo, vengono definiti come
“calamità naturali indotte”, beninteso dall’uomo (Gisotti,
Benedini, 2000).
Se pertanto l’uomo è spesso artefice o concausa di eventi cata-
strofici, ne deriva che la difesa dai rischi idrogeologici, anche da
122 - SILVÆ - Anno VI n. 14

