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Paesaggio e dissesto idrogeologico: le risposte dell’uomo


                  Le opere di difesa del territorio sono complesse e costose e per
                  fornire risultati positivi nel medio-lungo periodo devono basar-
                  si su conoscenze multidisciplinari e interdisciplinari: non basta
                  l’ingegnere con i suoi calcoli, spesso basati sul presupposto che
                  il terreno sia omogeneo, isotropo; esso deve essere affiancato da
                  geologi, agronomi, forestali, ecc. per progettare ed eseguire
                  interventi che tengano conto della biodiversità e della geodiver-
                  sità, dei processi naturali in continua evoluzione.
                  Gli interventi strutturali devono quindi essere progettati e rea-
                  lizzati con una migliore conoscenza degli ecosistemi locali, inte-
                  grando le spesso necessarie opere di tipo “rigido”, “ingegneri-
                  stico”, che di solito sono concentrate nel territorio, con opere di
                  tipo “morbido”, essenzialmente diffuse nel territorio, realizzate
                  ricorrendo anche alle funzioni protettive delle piante.


                  Il dissesto idrogeologico

                  Definizioni
                  Per “dissesto idrogeologico” la Commissione De Marchi (Com-
                  missione Interministeriale per lo Studio della Sistemazione
                  Idraulica e la Difesa del Suolo, 1970-74) intendeva l’insieme di
                  ”quei processi che vanno dalle erosioni contenute e lente alle
                  forme più consistenti della degradazione superficiale e sottosu-
                  perficiale dei versanti, fino alle forme imponenti e gravi delle
                  frane”.
                  In seguito, la creazione del Gruppo nazionale per la difesa dalle
                  catastrofi idrogeologiche (GNDCI) istituito nel 1984 dal ministro
                  per la Ricerca scientifica e tecnologica e la normativa in materia
                  di difesa del suolo hanno “istituzionalizzato” il termine “disse-
                  sto idrogeologico”, che viene definito come “qualsiasi disordine
                  o situazione di squilibrio che l’acqua produce nel suolo e/o nel
                  sottosuolo”. La legge-quadro sulla difesa del suolo (183/1989) e
                  le sue modificazioni successive ribadiscono quel significato del
                  termine, per cui attualmente i “fenomeni ricadenti nel dissesto
                  idrogeologico sono l’erosione idrica diffusa e quella profonda
                  (frane), l’arretramento dei litorali (o erosione costiera), le allu-
                  vioni, la subsidenza indotta dall’uomo e le valanghe”.
                  A questi fenomeni si possono aggiungere i “camini di collasso”



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