Page 118 - 103-118 LAGOMARSINO, COSTANTINI, PAGLIAI II bozza:orientamento I bozza
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Paesaggio e dissesto idrogeologico: le risposte dell’uomo
(sinkholes), specialmente quelli originatisi in seguito ad attività
umana e in particolare mineraria e i rigonfiamenti e contrazioni
derivanti dalla presenza in superficie dei “suoli espandibili”
(Gisotti, Zarlenga, 2004).
Usiamo il termine di dissesto, pericolo e rischio idrogeologico
perché essi sono entrati nel linguaggio comune, ma anche tecni-
co, scientifico, legislativo, fin dal RD 23 dicembre 1923, n. 3267,
che assoggetta il territorio al “vincolo idrogeologico” (Gisotti,
Benedini, 2000).
La difesa del suolo ha come principale scopo la lotta al dissesto
idrogeologico, ossia il controllo del pericolo e del rischio idro-
geologico.
I fenomeni
Nella loro virulenta forma presente, fenomeni come le frane, le
inondazioni, l’erosione accelerata del suolo, sono stati definiti
come “malattia della civilizzazione”, perché è la civiltà dell’uo-
mo, o meglio ancora il suo progresso tecnologico, con lo scon-
volgimento apportato al tanto più lento decorso dei fenomeni
naturali, che ne ha accelerato il ritmo in maniera travolgente e
preoccupante.
Va comunque detto che questi fenomeni sono antichi come la
Terra (Ippolito, 1971).
Si tratta in effetti di eventi naturali quali possono essere, ad
esempio, il sollevamento rapido di alcune parti delle catene
montuose italiane, e in particolare di quella appenninica; il fra-
namento di interi versanti; lo spostamento delle linee di riva; la
rapida erosione e il trasporto a valle e in definitiva verso il mare
dei prodotti dell’erosione; la formazione di pianure alluvionali
attraverso fenomeni anche parossistici come le inondazioni; la
divagazione dei meandri fluviali; il rapido abbassamento del
suolo in seguito a compattazione di depositi organici. Tali feno-
meni fanno parte della dinamica terrestre e quindi non sono che
gli episodi rilevabili di movimenti ben più cospicui, sebbene di
solito lentissimi, contro i quali l’azione umana è impotente e
vana. Ciò che è possibile attuare è soltanto un’opera di “rallen-
tamento”, tale, cioè, da rendere “stabile” ai soli fini umani e tal-
volta solo per la durata di qualche generazione – cioè per attimi
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