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Paesaggio e dissesto idrogeologico: le risposte dell’uomo


            (sinkholes), specialmente quelli originatisi in seguito ad attività
            umana e in particolare mineraria e i rigonfiamenti e contrazioni
            derivanti dalla presenza in superficie dei “suoli espandibili”
            (Gisotti, Zarlenga, 2004).
            Usiamo il termine di dissesto, pericolo e rischio idrogeologico
            perché essi sono entrati nel linguaggio comune, ma anche tecni-
            co, scientifico, legislativo, fin dal RD 23 dicembre 1923, n. 3267,
            che assoggetta il territorio al “vincolo idrogeologico” (Gisotti,
            Benedini, 2000).
            La difesa del suolo ha come principale scopo la lotta al dissesto
            idrogeologico, ossia il controllo del pericolo e del rischio idro-
            geologico.

            I fenomeni
            Nella loro virulenta forma presente, fenomeni come le frane, le
            inondazioni, l’erosione accelerata del suolo, sono stati definiti
            come “malattia della civilizzazione”, perché è la civiltà dell’uo-
            mo, o meglio ancora il suo progresso tecnologico, con lo scon-
            volgimento apportato al tanto più lento decorso dei fenomeni
            naturali, che ne ha accelerato il ritmo in maniera travolgente e
            preoccupante.
            Va comunque detto che questi fenomeni sono antichi come la
            Terra (Ippolito, 1971).
            Si tratta in effetti di eventi naturali quali possono essere, ad
            esempio, il sollevamento rapido di alcune parti delle catene
            montuose italiane, e in particolare di quella appenninica; il fra-
            namento di interi versanti; lo spostamento delle linee di riva; la
            rapida erosione e il trasporto a valle e in definitiva verso il mare
            dei prodotti dell’erosione; la formazione di pianure alluvionali
            attraverso fenomeni anche parossistici come le inondazioni; la
            divagazione dei meandri fluviali; il rapido abbassamento del
            suolo in seguito a compattazione di depositi organici. Tali feno-
            meni fanno parte della dinamica terrestre e quindi non sono che
            gli episodi rilevabili di movimenti ben più cospicui, sebbene di
            solito lentissimi, contro i quali l’azione umana è impotente e
            vana. Ciò che è possibile attuare è soltanto un’opera di “rallen-
            tamento”, tale, cioè, da rendere “stabile” ai soli fini umani e tal-
            volta solo per la durata di qualche generazione – cioè per attimi


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