Page 39 - Supplemento Rassegna 2017-3
P. 39
INTERVENTO DEL DOTT. FRANCESCO LA LICATA
te. L’ho incontrato un paio di volte alla Prefettura, alla villa Whitaker, era solo,
dava proprio la sensazione fisica di questa solitudine, perché attorno a lui non
c’erano i salamelecchi dei collaboratori che si inginocchiavano come ai prece-
denti Prefetti. Appariva chiarissima la presa di distanza fisica da un uomo che
veniva considerato alla fine un denigratore della Sicilia. Perché? Perché parlava
di mafia e perché non faceva sconti a nessuno. Non dico poi le polemiche e
l’ironia quando dalla Chiesa cominciò ad andare nelle scuole a parlare coi ragaz-
zi, che è una cosa di una modernità incredibile, eppure anche lì c’era qualcosa
da ridire perché faceva scena, perché andava a fare la sceneggiata anti mafiosa.
Il massimo dell’ironia si produsse quando fece sequestrare il pane che si vende-
va all’angolo dei marciapiedi e ci fu una sollevazione popolare. Insomma, il
principio era giusto, perché dalla Chiesa diceva: «fino a quando c’è una delibera
comunale che dice che non si può vendere il pane di domenica all’angolo della
strada va rispettata, perché quella è la legge». Apriti cielo! «Ah quelli si devono
buscare il pane... ma che è meglio che fanno le rapine allora?» come, capito?
Come se l’interesse privato di ciascuno di noi debba essere al di sopra di qua-
lunque altra cosa, anche della stessa legge.
Per questo l’assassinio di Carlo Alberto dalla Chiesa non mi ha stupito,
anche se io non so individuarne le esatte motivazioni. Però da palermitano vi
dico che quando ne abbiamo avuto la notizia, sì, abbiamo avuto un colpo mor-
tale. Ne fu testimonianza il silenzio che c’era quella sera in via Isidoro Carini.
Un silenzio surreale, non si sentiva volare una mosca, non c’era una macchina
in giro. Palermo era paralizzata, ferma, come se ancora potesse accadere qual-
cosa di più grave. Sai quando arriva il terremoto? E tu rimani stordito, perché
non te lo aspetti e temi il peggio. Ma quella stessa città, mi ricordava Morgante
poc’anzi, ebbe un solo sussulto, quello di scrivere un cartello, con mano anoni-
ma o forse di qualcuno che lo ha messo quando se ne erano andati tutti, per
non farsi vedere: «Qui muore la speranza dei siciliani onesti». Io sono d’accordo
nel dire che poi non è morta, perché l’eredità che ha lasciato il Generale dalla
Chiesa è un’eredità che non può essere messa in discussione, non può essere
cancellata da nessun dibattito politico. È una eredità che è servita.
È chiaro, infatti, che tutto il suo lavoro confluito prima nel rapporto dei
114 e la successiva valorizzazione del rapporto dei 162 sono da considerare, cer-
37

